lunedì 16 novembre 2009

Un sorriso

Una domenica sera di metà novembre, arrivare sotto casa tua, parcheggiare la macchina, scendere, vedere quella lucina della sala da pranzo accesa, avvicinarsi al portone e suonare al tuo campanello. Un'ombra si avvicina alla finestra e, timidamente tu, ti sporgi dal davanzale della finestra, scrutando un po' a fatica nell'oscurità:
"Chi è?", domandi.
"Il lupo", rispondo io.
Mi apri il portone, entro, inizio a salire le scale, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, e puntualmente tra il settimo e l'ottavo gradino, la tua voce per le scale:
"Fabrì?".
Continuo a salire, ti sorrido, ti saluto, ti abbraccio, entriamo in casa e dietro di noi si chiude la porta. Insieme andiamo verso quella sala da pranzo illuminata, ci sediamo, vicini.
"Come stai? E' venuto qualcuno a trovarti oggi?" ,
"Sì. Voi, tutti."
E' stato bellissimo leggerti quel sorriso vero, sincero, discreto, calmo e tranquillo sul viso.
Mi hai scaldato il cuore, nonna.

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