lunedì 30 novembre 2009

Restyling per la Home page di Google



Google ridisegna l'home page
Pochi cambiamenti grafici. Il motore di ricerca avrà però nuove funzionalità per filtrare i risultati
La nuova organizzazione dei risultati di ricerca


MILANO - Che Google stesse mettendo a punto un restyling della sua homepage se n'era vociferato nei giorni scorsi su diversi blog specializzati e ben informati su ciò che succede nel quartier generale di Mountain View. Un'operazione non da poco, se si pensa che la pagina di Google è per milioni di persone in tutto il mondo la porta di accesso principale alla Rete. Ora da Gizmodo arriva la conferma: presto il motore di ricerca avrà una nuova home, diversa nel design e nelle funzionalità rispetto a quella diventata a tutti familiare. Una pagina che si può già vedere e provare in anteprima, seguendo le istruzioni apparse sullo stesso Gizmodo.


IL TRUCCO - Basta andare su Google.com (ovvero la versione inglese) , inserire nella url un codice e apparirà la home ridisegnata. Dal punto di vista grafico, cambia leggermente il logo del motore di ricerca: le lettere appaiono più grandi, con colori più cangianti e accesi, e ricordano in qualche modo una delle prime versioni di Google. I due bottoni sotto la stringa di ricerca,si colorano di blu, anch’esso molto acceso. Ma le novità principali si possono notare eseguendo una ricerca. Una volta inserito un termine nella stringa e cliccato su "search", a sinistra della pagina, di fianco ai risultati, appare una barra che consente di canalizzare e raffinare la ricerca stessa. Prima di tutto dal punto di vista temporale: niente realtime, per ora, ma la nuova funzionalità consente di filtrare il contenuto del web a seconda di quando è apparso online. È poi possibile scegliere tra alcune aree dove concentrare la ricerca: news, immagini, video, libri, forum, blog. In ciascuna area, è possibile un'ulteriore scrematura: ad esempio per i video è possibile scegliere la durata o la qualità della clip. Ricerche mirate e veloci dunque, grazie ad una sidebar che ricorda quella di Bing, il motore di Microsoft, e concettualmente avvicina Google all’interfaccia di Facebook. Il redesign non è definitivo e sono ancora possibili modifiche e ripensamenti. Google vorrebbe lanciare la nuova homepage all’inizio del prossimo anno ma prima ha deciso di farla testare ad un gruppo di utenti. È stato uno di loro, probabilmente, a fornire a Gizmodo il codice con cui accedere alla nuova homepage, svelandola così a tutto il Web.


Elvira Pollina, Corriere della Sera.it, 30 novembre 2009

A domani

Un'altra domenica se n'è andata, ma un pensiero per voi, sempre.

domenica 29 novembre 2009

Il Piccolo Principe



E' la storia dell'incontro tra un aviatore, costretto da un guasto ad un atterraggio di fortuna nel deserto, e un ragazzino alquanto strano, che gli chiede di disegnargli una pecora. Il bambino viene dallo spazio e ha abbandonato il suo piccolo pianeta perchè si sentiva troppo solo lassù: unica sua compagna era una rosa. Un libro che si rivolge ai ragazzi e "a tutti i grandi che sono stati bambini ma non se lo ricordano più", come dice lo stesso autore nella dedica del suo libro.

A Davydenko il Masters ATP World Tour Finals 2009



Colpo Davydenko. Il Masters è suo
Il numero 7 del ranking mondiale ha battuto in finale l'argentino Juan Martin Del Potro, campione degli Us Open e numero 5, in due set: 6-3, 6-4. Il tennista russo in semifinale aveva eliminato il numero uno del mondo Roger Federer


LONDRA - Il russo Nickolay Davydenko ha vinto le Atp World Tour Finals, il torneo che chiude la stagione del tennis maschile (l'ex Masters), disputato a Londra. Nella finale, il numero 7 del mondo ha sconfitto in due set l'argentino Juan Martin Del Potro, numero 5 del ranking Atp: 6-3, 6-4 per un'ora e 24 minuti di gioco i parziali del match in favore di Davydenko, che in semifinale aveva avuto la meglio sul numero uno mondiale, Roger Federer.


VITTORIA MERITATA - Una vittoria netta e meritata, quella del russo, che sfrutta al meglio le poche occasioni che gli concede l'argentino. Nel primo set Del Potro ha il torto di non ottimizzare l'unica palla-break a suo favore, più cinico il 28enne di Volgograd, bravo a trovare il break in una delle sole due chance a sua disposizione per vincere il set in poco più di mezz'ora. Equilibrio anche nella seconda frazione, fino al nono gioco quando il russo trova l'allungo decisivo per aggiudicarsi la finale al primo match-point dopo un'ora e 24'.

Repubblica.it - Sport/Tennis, 29 novembre 2009

FonYou, l'alternativa spagnola che vuole sfidare Google Voice



FonYou, l'alternativa spagnola che vuole sfidare Google Voice
Nuovi servizi via internet e chiamate trasferibili al solito telefono: il cellulare come un programma di email. Ecco come funziona


MADRID - È il primo operatore telefonico spagnolo online che permette di gestire le chiamate al cellulare come se fossimo con il nostro client di posta elettronica. Si tratta di Fonyou che ha fatto irruzione sul mercato iberico lanciando un innovativo ventaglio di servizi via web che fino ad ora non erano offerti dalla telefonia mobile convenzionale e da quella web. Il funzionamento è semplice. Per ottenere un numero basta richiederlo gratuitamente sul sito della compagnia, poi si potranno ricevere sms e chiamate filtrate dal servizio online a cui si potrà accedere con il proprio numero come nickname e con una password corrispondente. L'utente potrà anche indicare il numero di telefono convenzionale (fisso o cellulare) al quale vuole trasferire le chiamate e gli sms ricevuti al numero Fonyou. Ma con il vantaggio che tutte le comunicazioni in entrata potranno essere ascoltate o lette anche soltanto via web e che si potrà personalizzare il servizio restringendo le chiamate in entrata o lasciando messaggi in segreteria differenti per ogni contatto che chiama. In questo modo, ad esempio, si può lasciare un messaggio in segreteria al proprio partner mentre ci si trova in una riunione, uno differente per gli amici e un altro per i genitori, ma permettere allo stesso tempo la chiamata di un collega di lavoro, a cui si risponderà direttamente sul cellulare che si usa normalmente. Oltre alla segreteria, Fonyou introduce il servizio dell'agenda online. Permette di filtrare i recapiti secondo le proprie esigenze e soprattutto di mantenere la propria agenda telefonica al sicuro da furti o smarrimenti.
Il servizio è particolarmente utile in entrata, ma si possono anche realizzare chiamate. Basta digitare il numero Fonyou dal proprio telefono e l'operatore web la girerà, senza costi aggiuntivi, verso il destinatario indicato. Ad apparire nel telefono del ricevente sarà il numero di telefono Fonyou: un escamotage per far avere il numero diretto del cellulare solo a chi si desidera e fornire comunque un contatto a chi si chiama, riservandosi poi la possibilità di accettare le chiamate o di lasciare messaggi personalizzati in segreteria. I servizi forniti da fonyou sono per il momento gratuiti, almeno in questa fase beta, ovvero non si pagheranno costi aggiuntivi rispetto a quelli di una chiamata a un cellulare spagnolo secondo il tariffario della compagnia contrattata. Questo sia nel caso di chi chiama o invia sms all'utente fonyou (pagherà come se chiamasse un normale cellulare spagnolo, secondo le tariffe dell'operatore che utilizza), sia nel caso delle chiamate realizzate dall'utente fonyou attraverso il numero del suo 'cellulare online' (pagherà come se chiamasse o inviasse un sms a un altro operatore spagnolo e sempre secondo il tariffario della compagnia contrattata). Meno chiara è la strategia della compagnia: da dove arriveranno le entrate? Attualmente fonyou punta a lanciare il prodotto e a testarlo. Per il futuro, le opzioni sul tavolo dei giovani dirigenti dell'operatore virtuale sono: una quota di abbonamento mensile inferiore a 5 euro, contenuti premium a pagamento o anche il lancio di una propria Sim Card. Fonyou è un'impresa con base a Barcellona, è stata fondata nel 2006 e ha lanciato il proprio servizio l'estate scorsa. Ma ora, forte anche di un accordo per usare la rete del colosso spagnolo delle telecomunicazioni Telefonica, ha presentato il proprio servizio nella Silicon Valley californiana nell'ambito del meeting sulle nuove tecnologie delle telecomunicazioni Under the radar. Un salto oltreoceano obbligato per una meta ambiziosa: presentarsi come una delle alternative a Google Voice.


Diego Argenti, Repubblica.it, 29 novembre 2009

mercoledì 25 novembre 2009

L'avanzata di Bing contro Google e Yahoo!



Bing avanza, a ottobre 9,9% mercato Usa
Successo per il motore di ricerca Microsoft lanciato a giugno


NEW YORK - Il motore di ricerca Bing, lanciato da Microsoft in giugno, continua a guadagnare quote di mercato. In base ai dati diffusi da ComScore, in ottobre Bing controllava il 9,9% del mercato, cioé mezzo punto percentuale in più rispetto al mese precedente. Bing avanza a scapito di Yahoo!, con il quale Microsoft ha stretto un accordo. In ottobre la quota di mercato di Yahoo! è scesa al 18% dal 18,8% del mese precedente. Google mantiene, anche in ottobre, il dominio assoluto con il 65,4% del mercato.


Ansa.it - Tecnologia & Internet, 17 novembre 2009

Il Washington Post suona la ritirata



Crisi: il Washington Post suona la ritirata


Il Washington Post suona la ritirata. Incalzato dalla crisi dell’editoria e dal calo della pubblicità (nei primi tre trimestri dell'anno ha perso oltre 166 milioni di dollari), il quotidiano chiuderà entro fine dicembre i suoi ultimi uffici sparsi sul suolo americano: Los Angeles, Chicago e New York.
La decisione, dettata dalla necessità di ridurre i costi, è stata spiegata dallo stesso direttore Marcus Brauchli: «In un momento di risorse limitate e di aumento della concorrenza è necessario concentrare la potenza di fuoco nella nostra missione centrale: la copertura della capitale e delle notizie, le tendenze e le idee che danno forma alla politica di questo paese». Il direttore ha quindi rassicurato i giornalisti: «Possiamo efficacemente coprire il resto del paese mandando se necessario inviati da Washington».
Una mossa inaspettata anche perché la concorrenza, New York Times e Wall Street Journal, hanno recentemente annunciato di puntare a fare concorrenza ai giornali locali potenziare la copertura di alcune città come San Francisco e Chicago.
Per il Washington Post, che ha avuto il momento di massimo prestigio con lo scandalo Watergate che portò alla caduta di Richard Nixon, la decisione si tradurrà nel richiamare nella sede di Washington i sei giornalisti dislocati nei tre uffici che verranno chiusi. Resteranno invece aperti una decina di uffici di corrispondenza all’estero. Ma non c’è dubbio che la decisione ha un peso simbolico non indifferente.


Marco Pratellesi, Corriere della Sera.it, 25 novembre 2009

Urban Bike Messengers, in bicicletta per consegnare la posta


Sono gli Urban Bike Messengers e a Milano sono già una realtà di successo: consegnano lettere e pacchi rigorosamente in bicicletta. I prezzi sono competitivi e il servizio ha il vantaggio di superare traffico, zone a traffico limitato ed ecopass



I pony express in bicicletta si stanno diffondendo a macchia d'olio anche in Italia. I pionieri sono stati i milanesi di Urban Bike Messenger: dopo un anno di attività possono contare su 400 ragazzi-postini e hanno conquistato la fiducia di clienti importanti come l'università della Bicocca e Legambiente.

L'idea è stata importata dall'estero. A New York i bike-messenger ci sono da 40 anni, Berlino ha una tradizione trentennale di consegne in bici. Il nostro paese le ha scoperte tardi ma sta cercando di recuperare il tempo perduto. L'esempio di Milano è stato seguito da Roma con il servizio Velocittà, da Bari con il Bari Bici Express e da Parma con il Bici Corriere. Nei prossimi mesi si uniranno anche i ciclo-amatori di Padova, Bergamo, Firenze, Napoli e Bolzano.

E si sta sviluppando l'idea di un network nazionale per condividere idee, fondi e servizi in tutta Italia. Per tanti giovani studenti e precari le consegne in bicicletta sono un modo per arrotondare e mantenersi in forma più divertente del volantinaggio. Anche se durante i giorni di pioggia può essere un'esperienza molto dura. Quasi tutti i fattorini sono ciclo-amatori che circolano con biciclette da corsa o comunque mezzi molto leggeri.

Vantaggi. Da una parte c'è il rispetto dell'ambiente: una consegna in bicicletta non emette neanche un grammo di CO2 nell'atmosfera. Poi ci sono i vantaggi concreti, che nelle grandi città sono ancora più evidenti. I postini ecologici non hanno problemi di code o imbottigliamenti e possono circolare sempre e ovunque: nelle zone a traffico limitato e nei giorni di blocco della circolazione. Nel centro storico, i pony in bicicletta sono praticamente imbattibili: possono svicolare attraverso mille scorciatoie come i parchi cittadini, i ponti pedonali o i sottopassaggi più stretti. Tanto che a Milano, Dhl ha affidato agli Urban Bike Messenger i servizi di consegna nell'area del centro storico. Piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele e via Manzoni sono ora un'esclusiva degli Ubm. Il servizio. I pony-express in bicicletta offrono servizi in abbonamento o anche singole corse, che costano un po' di più. Ogni città ha i suoi prezzi. Milano, ad esempio, offre 10 tagliandi a 50 euro, Roma a 49,90, mentre Parma è più cara con un prezzo di 6,50 euro a tagliando. Per una consegna urgente serviranno più tagliandi: 3 a Milano (consegna in mezz'ora), 2 a Roma (consegna in un'ora) e a Parma (non più di mezz'ora), mentre a Bari tutto dipende dalla zona di consegna, visto che Bari Bici Express lavora anche nella provincia del capoluogo pugliese. Generalmente le bici non possono trasportare pacchi più pesanti di 10 chili, ma a Bari c'è anche la possibilità di effettuare consegne fino a 35 chili grazie a dei carrellini che vengono agganciati sul retro. E a Roma, Velocittà offre anche un servizio di pubblicità.

Su richiesta, i bikers romani circolano per la capitale esponendo un manifesto di proporzioni 70x100 cm. Un po' come i camion-vela, solo che possono stazionare anche in piazza di Spagna o a villa Borghese. E senza inquinare.

LINK UTILI:






Federico Formica, Kataweb - Consumi, 24 novembre 2009

martedì 24 novembre 2009

Google Analytics, la Germania lo ritiene illegale



Allo studio misure per metterlo al bando. Previste multe fino a 50 mila euro
La Germania contro Google Analytics
Nel mirino delle autorità il servizio che consente di monitorare dati sensibili e abitudini dei navigatori


MILANO - Google Analytics è un servizio illegale, perlomeno secondo le autorità tedesche. Le quali starebbero ora cercando di intervenire sostenendo che lo strumento - che consente ai titolari di siti web di raccogliere una serie di dati statistici su numero, genere, provenienza, gusti e comportamenti dei loro visitatori - sarebbe in collisione con la legge tedesca. Le aziende che lo utilizzano potrebbero dunque vedersi applicate delle sanzioni. Un articolo di Zeit Online, che si è occupato della questione, ipotizza che le multe potrebbero raggiungere i 50 mila euro.


SENZA CONSENSO - Il nodo del contendere è il mancato consenso preventivo da parte degli utenti all'utilizzo di informazioni ritenute evidentemente sensibili. Sempre secondo quanto ha riportato la Zeit Online, Google Analytics sarebbe utilizzato dal 13% dei domini «.de» e tra questi vi sarebbero anche i siti di organizzazioni politiche, giornali e grandi compagnie farmaceutiche. A preoccupare il governo sarebbe ad esempio la possibilità di raccogliere informazioni sulle condizioni di salute dei frequentatori dei siti monitorati o sulle abitudini sessuali, ma anche sulle idee politiche o sulle proprie propensioni all'acquisto di determinati beni o servizi. Tutti dati che hanno un elevato valore commerciale ma che non possono essere raccolti senza che vi sia il benestare conclamato dei diretti interessati.


«SIAMO IN REGOLA» - La filiale tedesca compagnia, dal canto suo, ha fatto sapere di essere in regola. Si appella al trattato Usa-Ue sulla privacy noto come «Safe Harbour» che consentirebbe loro di utilizzare negli Stati Uniti i dati statistici raccolti. E fa notare come, in ogni caso, gli stessi utenti potrebbero nascondere i dati che li riguardano ad esempio non accettando i cookies, che tengono memoria dei siti visitati permettendo al sistema di stilare profili attraverso cui targettizzare meglio gli avvisi commerciali.


Corriere della Sera.it, 24 novembre 2009

Aziende, dipendenti e social network



Aziende, dipendenti e social network:ecco il decalogo per evitare guai
L'Enel e il corretto utilizzo di Facebook. Regole che possono valere per tutti i navigatori


MILANO - Non ha i colpi di Cristiano Ronaldo, ma il diciottenne Ashley-Paul Robinson è un'ala di belle speranze. Calcare i campi della seconda divisione inglese con la casacca del Crystal Palace, però, non lo entusiasma più di tanto e così il giovane attaccante decide di sostenere un provino con i rivali del Fulham. Nell'attesa, Ashley si confida con gli amici e chiede a tutti di «tenere le dita incrociate». Ma compie un clamoroso autogol: lo scrive su Facebook. Risultato? La notizia rimbalza sul web, il Crystal Palace non gli rinnova il contratto e il provino, alla fine, va pure male.

ALTRI CASI - Una storia emblematica, accaduta un po' di tempo fa. Ma basta una ricerca su Google per rendersi conto che l'incauto utilizzo dei social network può provocare conseguenze molto spiacevoli. Non solo ai calciatori. Qualche titolo pescato qua e là sulla Rete: «Scrive su Facebook: "Il mio lavoro è noioso". Licenziata»; «Dipendenti criticano Virgin Atlantic su Facebook: licenziati»; «Tra gli amici di Facebook 13 criminali: licenziato». Non mancano neppure gli esempi di aziende che hanno deciso di oscurare certi siti per evitare che i lavoratori perdano tempo ad aggiornare il profilo o a condividere video e immagini. E magari a sparlare del capo con amici e colleghi.

LA SFIDA - Guerra aperta contro i social network, dunque? Non esageriamo. Anche perché, spiega Gianluca Comin, direttore Relazioni Esterne di Enel, «il web sociale è un grande strumento di comunicazione, impedirne l'uso vuol dire perdere un'occasione per tutti: capitalizzare il valore operativo e collaborativo che questi siti possono apportare, aiutando i dipendenti a minimizzare le possibili criticità, diventa la vera sfida». E come? Proprio l'Enel, dopo essere sbarcata sui social media con EnelSharing, in questi giorni ha preparato una sorta di "decalogo". Poche, semplici regole per evitare di mettersi nei pasticci con l'azienda. I primi consigli per i propri dipendenti sono di carattere generale:

«1) Tenere presente che i dati personali, le informazioni e le immagini contenuti nel profilo utente possono essere copiati e utilizzati per costruire profili personali o per essere ripubblicati altrove. Anche a distanza di tempo.

2) Leggere attentamente le condizioni d'uso e le garanzie di privacy offerte dal sito.

3) Evitare sempre comportamenti che possono risultare lesivi della riservatezza e delle libertà individuali di altri soggetti, delle disposizioni sul diritto di autore o che violino la legge in qualsiasi modo».


RAPPORTO DI LAVORO - La seconda parte del "decalogo" è dedicata più specificamente al rapporto con il datore di lavoro. In pratica, tutto quello che si può scrivere - e confidare - in Rete senza cacciarsi nei guai. A questo proposito, si legge nelle "linee guida sull'utilizzo dei social network", «non devono essere utilizzati contenuti riservati o che possano gettare discredito sull'azienda»; «qualora sia inserito un commento su un qualsiasi aspetto della vita aziendale, è necessario identificarsi come dipendente ed inserire la precisazione che l'opinione espressa è personale»; «nelle discussioni virtuali non devono essere modificati o eliminati gli interventi precedenti espressi da altri soggetti anche se non conformi al vero, ovvero in contrasto con la linea aziendale, ed è necessario comportarsi in modo trasparente qualora siano revisionate in qualsiasi modo informazioni presenti on line»; «non devono essere menzionati nominativi di dipendenti, clienti, partner o fornitori». Chi sgarra, è l'ammonimento, può subire conseguenze «sul piano giuridico per violazione di norme di legge, nonché, ricorrendone i presupposti, anche sul piano disciplinare».

NIENTE INDAGINI - E l'azienda? L'Enel, da parte sua, si impegna a escludere «qualsiasi utilizzo dei social network per verificare o completare le informazioni fornite dai candidati all'assunzione o per qualsiasi indagine sulle idee, preferenze, gusti personali e vita privata dei collaboratori». La promessa, in altre parole, è che nessuno "integrerà" i curriculum del personale utilizzando i vari "aggiornamenti di stato" pubblicati su Facebook.


G. Ant., 23 novembre 2009

...Bah!

Riuscire a comprendere il perchè di determinati e reiterati comportamenti a volte, è un esercizio inutile, ma indispensabile.

domenica 22 novembre 2009

Carl Barks, "The Duck Man"

Carl Barks è nato il Marzo 27 del 1901 in una fattoria nei pressi di Merrill, Oregon, una minuscola cittadina al confine con la California. Carl è un giovane solitario, carattere parzialmente dovuto alla posizione isolata della sua casa e alla sordità parziale che lo afflisse in quegli anni. La tendenza ad isolarsi e ad evitare il più possibile il contatto con gli altri lo porta fin da subito ad interessarsi al disegno, chiudendosi per ore nella sua stanzetta ad effettuare scarabocchi o quelli che potremmo definire, forse un pò impropriamente, "studi" artistici. Nel Dicembre 1918 la famiglia Barks, in seguito ad un incidente che distrusse la loro abitazione, tentarono la sorte emigrando dall'Oregon. Il carattere di Carl intanto, fortunatamente va maturando, approdando col tempo ad una discreta sicurezza in se stesso. Eccolo allora affrontare i lavori più disparati, pur di mantenersi, come nella migliore tradizione dell'"american way of life". Fa il cowboy, il maniscalco e il fabbro ma nel frattempo non abbandona il disegno, sua autentica aspirazione. Le sue prime prove furono pubblicate negli anni Venti da una rivista canadese (la "Calgary Eye-Opener"), mentre, nel 1935, viene assunto da Disney, che aveva creato da un anno il personaggio di Donald Duck, conosciuto da noi come Paperino. Lavorando intensamente alla Disney, Barks di lì a pochi anni sarebbe diventato noto proprio come "The Duck Man", l'uomo dei paperi. Questo straordinario disegnatore, infatti, diede a Paperino un nuovo aspetto e una personalità molto caratterizzata, buffonesca e irascibile insieme. Fiumi di inchiostro sono stati spesi per inquadrare Paperino, visto di volta in volta come l'americano medio o il prototipo di un certo tipo di personaggio della società di oggi. Non resta che rifarsi alle parole dello stesso Barks, che in una sua dichiarazione disse: "Non c'è una persona negli Stati Uniti che non possa identificarsi con lui. E' come tutti e fa gli errori che fanno tutti". A questo, si aggiunga che Barks donò al celebre papero anche uno spirito avventuroso e a suo modo indomito, che lo porta così a viaggiare e a esplorare il mondo, affrontando mille avventure. Incurante poi della realtà o della verosimiglianza storica, spesso le avventure di Paperino venivano collocate in diverse epoche della storia e della mitologia, arricchendo in questo modo la gamma delle sue possibilità narrative. Nel 1947 un altro colpo di genio: inventa Zio Paperone, il ricchissimo zio di Paperino, capace di sfruttarlo e di vessarlo in mille maniere diverse. In seguito allo strepitoso successo che le storie disneyane ottenevano, e all'apprezzamento che anche le "aggiunte" e i nuovi personaggi generavano nel pubblico, con il tempo la famiglia dei paperi si allargò sempre di più, dando modo alla strepitosa creatività di Barks di sfogarsi. I lettori impararono dunque a familiarizzare con personaggi poi entrati per sempre nell'immaginario collettivo come Qui, Quo e Qua o come l'odioso cugino Gastone Paperone; oppure, pescando dalla vasta galleria disneyana, come l'inventore Archimede Pitagorico o Amelia la fattucchiera che vive sul Vesuvio e ha come unico scopo il furto della moneta portafortuna che Zio Paperone custodisce religiosamente e così via. Nel 1973 decide di lasciare l'attività di disegnatore e sceneggiatore professionista e di dedicarsi alla pittura a olio. Malgrado tutto, però, non riesce completamente ad allontanarsi emotivamente da ciò che, nel bene o nel male, ha condizionato la sua vita. I suoi quadri si popolano di paperi, quasi come se volesse "innalzarli" nella considerazione del pubblico e donargli una versione "nobile". Muore il 25 agosto 2000 per leucemia nella sua casa a Grants Pass, nell'Oregon, alla bella età di 99 anni. Lascia un erede riconosciuto, Don Rosa, fedele all'inconfondibile tratto del Maestro.

La Top ten di 10 anni di web






Quali sono stati i dieci momenti magici di Internet dal 2000 a oggi? Dura stabilirlo: in quasi dieci anni il Web si è evoluto radicalmente e le svolte sono state tante. A stilare una top ten ci ha provato l'International Academy of Digital Arts, istituto newyorchese che da 14 anni assegna i Webby Awards, gli Oscar del web che premiano il meglio della Rete.


David. Michel Davies , direttore esecutivo dei Webby Awards, non ha esitato a definire Internet l'evento del decennio: “La Rete ha rivoluzionato ogni aspetto della vita quotidiana delle persone e di tutte le attività umane, dal commercio alla comunicazione, dalla politica alla cultura popolare”.Un fenomeno che ha dell'incredibile se si pensa che tutto è avvenuto in soli dieci anni, all'interno dei quali l'Academy ha individuato dieci pietre miliari:


− 2000: CraigsList si espande al di fuori di SanFrancisco – Il sito di annunci online oggi colleziona 20 miliardi di pagine viste al mese e serve 570 città in 50 Paesi


− 2000, Lancio di Google AdWords – Lo strumento con cui Google diventa grande grazie al pay per clic e agli annunci pubblicitari tagliati in base alle ricerche sul web


− 2001, Nasce Wikipedia – Il sapere in Rete è un'opera collettiva e si chiama Wikipedia, la più grande enciclopedia online realizzata dagli utenti, oggi attiva in 240 lingue


− 2001, Chiusura di Napster, il più famoso sito di filesharing – Il servizio permetteva agli utenti di scaricare e condividere files mp3: rinascerà sotto altre forme e resterà nella storia per aver contribuito a cambiare le modalità di fruizione della musica.


− 2004, Google si quota in borsa – Prezzo iniziale dell'azione: 85 dollari. Arriverà a sfiorare i 700 dollari. Inizia la corsa di Google che diventerà la più importante compagnia del decennio.


− 2006, Ha inizio la rivoluzione dei video online con YouTube – Un tempo merce rara su Internet, i video diventano un contenuto che tutti possono realizzare e condividere in Rete


− 2007, Facebook si apre anche ai non iscritti al College - Nasce Twitter – Un anno chiave per il social networking: prendono forma le due piattaforme cui si iscriveranno per condividere la propria giornata milioni di persone.


− 2007, l'iPhone debutta sul mercato – Lo smartphone di Apple consente di poratre il Web sempre con se', ovunque ci si trovi.


− 2008, Internet è un mezzo chiave nella campagna elettorale americana – Barack Obama, futuro presidente Usa, riesce a mobilitare e far partecipare la Rete in suo favore


− 2009, Grazie a Twitter le proteste iraniane sono esposte in tutto il mondo – I giovani di Teheran contestano la vittoria elettorale di Ahmadinejad e mostrano al mondo la repressione del regime attarverso i loro tweet.



Il filo conduttore che tiene insieme tutte queste tappe – come ha sottolineato lo stesso Davies – è la capacità di Internet di oltrepassare i vecchi sistemi, mettendo più potere nella mani della gente comune. Ecco perchè Wired vorrebbe che il 2010 entrasse nella storia come l'anno del Premio Nobel per la Pace assegnato alla Rete.




Elvira Pollina, Wired.it - Tecnologia, 19 novembre 2009


Netizen, le news partecipate



L'inarrestabile ascesa delle news partecipate


Citizen journalist si diventa grazie ai social network. È il succo dell’analisi condotta da PostRank, società specializzata nel monitoraggio dei contenuti generati dagli utenti, che pochi giorni fa ha diffuso un report sulla partecipazione dei netizen alla costruzione delle notizie, dal 2007 fino a oggi.

Nel concetto di partecipazione PostRank include una serie di attività, che vanno dal creare un contenuto ex-novo, pubblicando un post o un video originale, al tenere una conversazione con i primi amici in merito ad una notizia, dal pubblicare il link della news sul proprio profilo nei vari social network fino ad esprimere il proprio apprezzamento o meno cliccando su “Mi piace”.

Il trend inequivocabile degli ultimi due anni, è l’aumento dell’importanza di nuovi hub delle news, ovvero nodi da cui si diffondono le notizie in Rete. Sono Facebook, Twitter Digg e FriendFeed, piattaforme dove gli utenti discutono, si confrontano, commentano le notizie prodotte dal mainstream, arricchendole del loro parere personale. Rupert Murdoch se la prende con Google, ma i”ladri di link”, come lui li ha definiti, non sono solo i motori di ricerca tout-court.

È attraverso gli hub che le notizie vanno in circolo. Postare una notizia su Facebook o pubblicare il link su Twitter, commentarla sul proprio blog, segnalarla ai propri amici, che a loro volta possono esprimere il proprio punto di vista, anche solo cliccando su “Mi piace”, sono forme di costruzione partecipata dei contenuti informativi. Un fenomeno che negli ultimi tre anni è cresciuto del 30% e di cui hanno beneficiato i social hub, esterni ai siti di news, che invece in questo settore hanno subito un’emorragia del 50%.

In pratica, è come se i membri delle varie piattaforme di social networking si trasformassero in curatori di veri e propri notiziari online, selezionando e commentando per la cerchia dei propri contatti le notizie degne di nota.

Una delle conseguenze principali di questa tendenza è l'aumento dell'arco di vita di una notizia o di una storia: nel 2007 gli utenti discutevano e segnalavano le notizia nel 98% dei casi nell'ora immediatamente successiva alla sua pubblicazione. Percentuale che scende all'83% del 2008 e al 64% nel 2009. Insomma, i cosiddetti legami deboli tra gli utenti del social network favoriscono la penetrazione delle notizie nella Rete e prolungano la vita di un fatto, come se la sua diffusione avvenisse a “rilascio lento”, ammortizzando la frenesia del web e del giornalismo online.

Come fa notare PostRank, la sfida per gli editori è riuscire a beneficiare a fondo del coinvolgimento di utenti a cui non piace essere semplici spettatori.


Elvira Pollina, Wired.it - Cultura, 19 novembre 2009

Skype venduto per 1,8 miliardi di euro



Il portale di aste l'aveva acquistato nel 2005 per 2,1 mld di dollari


eBay ha ceduto il 70% del servizio di telefonia online a un gruppo di investitori privati. Ai due fondatori resta il 14%


MILANO - Skype è stato venduto per 1,8 miliardi di euro. Ad assicurarsi il 70% del servizio di telefonia online di eBay un gruppo di investitori privati di cui fanno parte anche i due fondatori Niklas Zennstrom e Janus Friis. Prezzo: 2,75 miliardi di dollari, circa 1,8 miliardi di euro (la notizia sul blog di Skype).
DETTAGLI - L'operazione, annunciata il 1° settembre, valuta Skype 2,75 miliardi di dollari. eBay mantiene il controllo del 30% e incassa 1,9 miliardi di dollari in contanti (1,28 miliardi di euro). Nel gruppo di investitori ci sono Silver Lake, Index Ventures, Andreessen Horowitz e Canada Pension Plan Investment Board. La finalizzazione della cessione mette fine all'infelice matrimonio fra eBay e Skype. Il portale di aste l'aveva acquistato nel 2005 per 2,1 miliardi di dollari, una cifra da subito valutata eccessiva dagli analisti. Per sconfiggere il concorrente Google, l'allora numero uno Meg Whitman mise sul piatto, oltre ai due e passa miliardi, anche lauti incentivi per gli azionisti della società di servizi telefonici, arrivando a pagare complessivamente circa 3 miliardi di dollari. L'unione è da subito risultata difficile ma l'uscita di Whitman lo scorso anno ha accelerato le procedure di separazione.
ACQUIRENTI - Zennstrom e Friis hanno provato ad acquisire il controllo sulla loro creatura insieme ad alcuni investitori, ma la loro offerta è stata bocciata perché troppo bassa. Il successore di Whitman, John Donahoe, sin dal giorno del insediamento ha dichiarato che avrebbe speso del tempo nell'operazione. Un esame che si è tradotto nell'annuncio dello spin-off di Skype e la sua quotazione nella prima metà del 2010, in seguito alle pressioni sul management del sito di aste da parte degli investitori. Nonostante l'annuncio, però, eBay ha continuato a cercare possibili acquirenti per Skype, arrivando a trattare - secondo indiscrezioni - anche con Google, che alla fine ha gettato la spugna sulla scia dei timori che l'acquisto avrebbe irritato le compagnie di telefonia mobile con le quali ha legami per Android. La ricerca di una acquirente è andata dunque avanti, fino a oggi.
DUE CAUSE - Nelle ultime settimane Zennstrom e Friis hanno presentato due cause che hanno rischiato di complicare la cessione della società: la prima riguarda l'utilizzo da parte di Skype di tecnologie prodotte dalla Joltid, società che fa capo ai due fondatori, oggetto di un accordo ormai scaduto con eBay; nella seconda azione legale i due sostengono che Mike Volpi, ex dipendente di una delle loro società e attuale partner di una delle aziende con le quali eBay ha raggiunto l'accordo per Skype, abbia usato informazioni confidenziali in suo possesso per chiudere l'intesa.


Corriere della Sera.it - Economia, 20 novembre 2009

sabato 21 novembre 2009

Hypios, il social network per il “problem solving”



Risolvere i problemi altrui e trovare esperti che risolvano i propri, questa l'idea dietro Hypios. E il network sociale diventa davvero di servizio, per le aziende e privati



Ideato da un gruppo di ragazzi con un’età media di 26 anni, Hypios (www.hypios.com) è una piattaforma presente in 122 paesi, Italia inclusa, dedicata alla risoluzione delle problematiche delle piccole e medie imprese di qualunque settore. Protagonisti del social network sono da un lato i cosiddetti Seeker, che cercano soluzioni ai problemi, e dall’altro i Solver, la comunità dei risolutori esperti. Tra i due gruppi avviene un continuo scambio di idee, conoscenze e suggerimenti, che portano ad aiutare fattivamente i primi a superare determinati scogli e ad arricchire il bagaglio di esperienza dei secondi. Con la possibilità anche di guadagnare dei soldi.


Come funziona


Il Seeker si registra on line su Hypios e, anonimamente, presenta il problema per il quale necessita supporto, fissando tempi e budget a disposizione. I Solver, sfruttando le proprie risorse conoscitive, elaborano le loro soluzioni e le propongono attraverso la piattaforma al Seeker. Tutte le soluzioni arrivano alla scrivania del Seeker, ma una sola è la migliore e sarà scelta dal Seeker per essere adottata nella pratica. Secondo la regola del "soddisfatti o rimborsati", Hypios restituisce al seeker l'importo versato se la soluzione non è quella che lo soddisfa. Se viceversa il Seeker è soddisfatto, pagherà quanto previamente stabilito al Solver.Questo modello di social network di taglio business punta ad ottimizzare i costi e i tempi nella risoluzione dei problemi aziendali, entrare eventualmente in contatto con i Solver ed assumerli avendo certezza delle loro abilità, elevare il proprio potenziale tecnologico grazie a soluzioni trasversali e cross-innovation. Ai Solver offre invece la possibilità di mettere alla prova le proprie abilità, guadagnare i soldi associati alla risoluzione di ogni problema, quando non anche di trovare un posto di lavoro

L’intervista in inglese al primo solver di Hypios qui.

Il blog del social network invece qui: http://blog.hypios.com/


Francesca Tarissi, Kataweb - I Tech, 19 novembre 2009

martedì 17 novembre 2009

Samuele Bersani, Un periodo pieno di sorprese (2009)

Un periodo pieno di sorprese

Comincia a ingiallirsi il nero del livido
non è più così tanto nitido
e da oggi il dolore ritorna semplicemente sottocutaneo
Ho cambiato la scheda al telefono
ho lavato nel lago lo spirito
e nel farlo il tuo corpo ha finito per essermi estraneo
È un periodo pieno di sorprese
e non si contano più le offese
che per decenza mi rimangerei
ma ero stanco di sentirmi come
uno straccio sotto ai tuoi piedi
mi sarebbe esploso il cuore prima o poi
Alla parte non mi presto
del povero Cristo
e perchè mai tu l’hai data a me?
Vuoi rispondere perché, io dove finisco?
In quale labirinto se non c’è uscita o speranza di evadere
Continua a ingiallirsi il nero del livido
non è più di dominio pubblico
e da oggi il ricordo diventa eternamente contemporaneo
La vendetta è servita sul tavolo
da strapparti dei fili dal cofano
ma nel farlo il piacere sarà, quello sì, momentaneo
È un periodo pieno di sorprese
in sottofondo a queste imprese
la musica pian piano salirà
voglio prendermi un registratore
per tenerci dentro le parole
di quel proverbio che mi servirà
Alla parte non mi presto
di chi è crocifisso
e perché mai tu l’hai data a me?
Vuoi rispondermi perché, io dove finisco?
In quale meccanismo se non c’è uscita o speranza
non c’è nessuna certezza di evadere
Alla parte non mi presto
del povero Cristo
e perchè mai tu l’hai data a me?
Vuoi rispondere perché, io dove finisco?
In quale labirinto se non c’è uscita o speranza
non c’è nessuna certezza di evadere



Autore: Samuele Bersani
Album: Manifesto Abusivo (2009)

Singolo: Un periodo pieno di sorprese
Samuele Bersani: Tastiere
Giampiero Grani: Pianoforte - Synths - Drum & Bass Programming
Tony Pujia: Chitarre

Se vuoi ascoltarla clicca su: http://www.youtube.com/watch?v=OUtbHluu6Pc

lunedì 16 novembre 2009

Un sorriso

Una domenica sera di metà novembre, arrivare sotto casa tua, parcheggiare la macchina, scendere, vedere quella lucina della sala da pranzo accesa, avvicinarsi al portone e suonare al tuo campanello. Un'ombra si avvicina alla finestra e, timidamente tu, ti sporgi dal davanzale della finestra, scrutando un po' a fatica nell'oscurità:
"Chi è?", domandi.
"Il lupo", rispondo io.
Mi apri il portone, entro, inizio a salire le scale, uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, e puntualmente tra il settimo e l'ottavo gradino, la tua voce per le scale:
"Fabrì?".
Continuo a salire, ti sorrido, ti saluto, ti abbraccio, entriamo in casa e dietro di noi si chiude la porta. Insieme andiamo verso quella sala da pranzo illuminata, ci sediamo, vicini.
"Come stai? E' venuto qualcuno a trovarti oggi?" ,
"Sì. Voi, tutti."
E' stato bellissimo leggerti quel sorriso vero, sincero, discreto, calmo e tranquillo sul viso.
Mi hai scaldato il cuore, nonna.

Si può...

Si può capire.
Si può avere pazienza.
Si può aspettare, si deve aspettare.
Si può tornare sui propri passi.
Si può comprendere sì, di aver fatto un errore, ma con la consapevolezza che con il tempo vi si può porre rimedio.
Si può chiedere ancora di aspettare?
Se si è deluso, si può?
Se si vuole continuare a credere nel domani, si può.
Se si ama, si può.
Se si, si può?!?

domenica 15 novembre 2009

"...la provocazione è uno stato di salute intelligente. Amo la vita, dalla vita in su e in giù."

Achille Bonito Oliva, intervistato da: Paola Zanuttini, Il Venerdì di Repubblica, 13 novembre 2009, n.1130, p.39

Google Social Search

Tecnologia - Motori di ricerca

Che fanno gli amici sul web?Google lancia il "social search"


L'ultima trovata del colosso di Mountain View è la possibilità di scandagliare i contenuti online delle persone appartenenti alla nostra sfera sociale. E intanto guarda con interesse al mercato della telefonia


Si chiama Social Search l'ultima trovata di Google per restare al passo coi tempi in fatto di motori di ricerca. È un servizio per ora sperimentale e solo in lingua inglese, a cui chiunque può aderire. Dopo averlo attivato da un'apposita pagina, tra i risultati delle ricerche comparirà una sezione speciale, intitolata Results from people in your social circle. Cioè risultati che vengono dalle persone nella tua sfera sociale (...) Come fa Google a sapere quali sono i nostri amici? Glielo dobbiamo dire noi, aggiornando il nostro Google Profile. Possiamo dirgli su quali social network abbiamo un account e Google prenderà da qui la lista degli amici. Userà inoltre, nella Social Search, i nostri contatti Gmail e blog preferiti (che indichiamo nel Google Reader).

La Social Search è ben altra cosa dalla Real Time Search, su cui pure Google e Bing si sono mosse di recente all'unisono. La ricerca sul web in tempo reale avviene all'interno dei social network, sulle pagine pubbliche di qualsiasi utente. La Social Search, invece, da una parte non riguarda solo i social network; dall'altra si limita ai contenuti creati da persone "vicine" all'utente che fa la ricerca.


Google prova così a mettere una toppa alla sua lacuna principale: i concorrenti erano già più avanti sulla social search, come mostra una tabella di Read Write Web. Questo ritardo di Google e la sua urgenza di superarlo è emerso anche al recente Web 2.0 Summit di S. Francisco. L'idea è che il web è ormai sempre più connotato da relazioni tra gli utenti. I motori cominciano quindi a utilizzarle come strumento per filtrare il mare magnum di internet e offrire risultati più interessanti per l'utente che fa la ricerca. Non bastano più i freddi e scientifici algoritmi che scandagliano il web per aiutare l'utente a trovare quello che cerca. I motori così, per essere più utili, si personalizzano e umanizzano i propri ingranaggi inglobando le relazioni sociali degli utenti. È la forza del web 2.0 che investe una tecnologia appartenente alla prima fase del boom di internet: i motori di ricerca. L'incognita è se questa rivoluzione cambierà o no i rapporti di forza tra i motori, dove ora, com'è noto, Google domina di gran lunga. È per questo motivo che il colosso di Mountain View, per interpretare i nuovi umori sul web, ora si affretta a recuperare i ritardi sul versante del social search. Sarebbe paradossale, del resto, che il colosso del web si faccia superare in casa mentre prova a espandersi su nuove frontiere. La sua guerra di conquista lo sta portando sempre più nel mercato della telefonia, infatti. Con Google Voice, per esempio; oppure, con Android (sistema operativo per cellulari, ebook reader, pc e altri strumenti). È notizia di oggi anche che Google sarebbe interessato a partecipare all'asta di frequenze per servizi banda larga wireless in India. Un simile interesse l'aveva già dimostrato per le frequenze statunitensi.


Alessandro Longo, Repubblica.it - Tecnologia, 28 ottobre 2009

venerdì 13 novembre 2009

Eldy, il computer facile per gli ultrasessantenni



Sfrutta una tecnologia italiana


Il computer per ultra-sessantenni


Comandi ridotti all'osso e icone giganti per navigare online e fare social-networking


MILANO – Dopo il cellulare per la terza età, ora arriva anche il computer a prova d'anziano. A realizzarlo è una società inglese che ha presentato un Pc con un'interfaccia semplificata per invogliare gli over-60 a utilizzare le nuove tecnologie di comunicazione.


SEMPLICITÀ – Icone giganti e funzionalità ridotte al minimo. Così si presenta SimplicITy, il computer realizzato da una società inglese, sfruttando un software messo a punto dalla onlus italiana Eldy. Al momento dell'avvio, l'utente non deve digitare nessuna password, né districarsi tra menù a scomparsa con mille voci. Sullo schermo compaiono pochi comandi che permettono di svolgere le azioni più comuni: inviare una mail, navigare online, lanciare una chat e gestire i documenti. È inoltre possibile aggiornare un profilo personale, in modo da fare social-networking con altri coetanei.


DESIGN ITALIANO – Per il momento SimplicITy è commercializzato solo nel Regno Unito: si ordina via posta e in meno di due settimane viene consegnato a domicilio. Ma l'Italia è stata da tempo apripista in questo settore. Dal 2006, l'onlus Eldy sta diffondendo in molte regioni il proprio software per over-60 (lo stesso utilizzato da SimplicITy). Spesso in accordo con le pubbliche amministrazioni locali che portano avanti politiche di inclusione sociale per anziani. In Italia non è ancora disponibile in commercio un computer con Eldy pre-installato, ma il software può essere scaricato gratuitamente online e quindi utilizzato su qualsiasi dispositivo.


Nicola Bruno, Corriere della Sera.it, 11 novembre 2009

Il curriculum online su Cee Vee



Un servizio online, completamente gratuito (e in inglese) permette di creare e condividere le tappe dei vostri studi e dell'attività lavorativa. Integrabili con i principali social network


Vi è capitato di dover aggiornare il curriculum vitae in vista di un colloquio di lavoro e di dover lottare contro le griglie del famoso formato europeo?Se è vero che la stesura del Cv richiede tempi biblici, CeeVee (http://ceevee.com/) potrebbe facilitarvi il compito. Si tratta di un servizio gratuito pensato per creare e condividere curriculum direttamente online.

Una volta registrati al servizio, con un nuovo account o utilizzando i dati di accesso di Facebook, e scelto l'indirizzo web per visualizzare il Cv direttamente online, un semplice format vi guiderà nella compilazione di spazi preimpostati. Oltre ai dati anagrafici potrete inserire mail, telefono, cellulare, sito web, sommario del curriculum ed esperienze di lavoro. Per quest'ultima sezione: troverete degli appositi box in cui inserire nome dell’azienda, posizione occupata, tasks svolti, inizio e fine del rapporto di lavoro.

Dal menù Theme è possibile scegliere anche l'aspetto grafico del curriculum che può essere scaricato come documento PDF, stampato, oppure condiviso attraverso i principali social network Twitter e Facebook.Uno degli aspetti più interessanti di questa applicazione, sviluppata a Bucarest nel 2008 e aperta al pubblico in Beta a luglio scorso, è la possibilità di condividere il Curriculum online.Il futuro datore di lavoro si collegherà ad un indirizzo tipo che gli fornirete voi (ad esempio http://ceevee.com/mionome/) per leggere il Curriculum direttamente online.Attualmente il servizio è disponibile solo in lingua inglese ma quella che può sembrare una limitazione potrebbe essere un punto a vostro vantaggio, soprattutto se state cercando lavoro all'estero.


Katia Ancona, Kataweb - I Tech, 11 novembre 2009

Twitter & LinkedIn, insieme. I due social network si uniscono



L'unione facilita gli scambi e aggiornamenti, permette di ampliare la cerchia delle proprie relazioni professionali e di stimolare la circolazione d’idee


Nuovo matrimonio tra social network. A coniugarsi questa volta sono la nota piattaforma per professionisti LinkedIn (www.linkedin.com) e il sito di microblogging Twitter (www.twitter.com). L’unione consentirà agli utenti di postare aggiornamenti dall’uno all’altro network attraverso la funzione Tweets. Ogni volta che, per esempio, si posta una modifica su LinkedIn ecco che si può scegliere di farla apparire anche su Twitter. Viceversa si può decidere di inviare un messaggio pubblicato su Twitter anche a tutti i contatti di LinkedIn.
La partnership consente dunque d’integrare le conoscenze, allargare la cerchia delle proprie relazioni professionali e stimolare la circolazione d’idee e proposte. Uno scambio che, almeno nelle intenzioni dei Ceo delle due aziende, punta ad essere proficuo per tutti, in primis per quanti sono in cerca di un ampliamento dei propri orizzonti professionali e di opportunità lavorative. Basti pensare che il solo LikedIn vanta 51 milioni di utenti nel mondo, di cui 15 in Europa e circa 800mila in Italia. L’integrazione tra le due piattaforme sarà graduale e, salvo ritardi, dovrebbe essere completata entro due giorni a partire da oggi.Per iniziare a familiarizzare con le nuove funzionalità che di qui a poco appariranno sulle pagine dei social network, alcune indicazioni vengono fornite in inglese all’url http://blog.linkedin.com/.


Francesca Tarissi, Kataweb - I Tech, 11 novembre 2009

domenica 8 novembre 2009

Tennis, l'Italia vince la Federation Cup 2009


Pennetta non trema, Fed Cup all'Italia

La brindisina supera Melanie Oudin per 7-5 6-2, per le azzurre di Barazzutti è il 3-0 decisivo sugli Usa. Bissato il trionfo del 2006. E alla fine arriva anche il successo nell'ultimo doppio

REGGIO CALABRIA - E' un lungolinea di rovescio a mettere il sigillo azzurro sulla FedCup. A tirarlo, prima di cadere sui ginocchi guardando al cielo, è Flavia Pennetta (27 anni, undicesima della classifica Wta), che in due set batte la più forte del baby team Usa, Melanie Oudin (18 anni, 49 nel ranking), capace due mesi fa di arrivare ai quarti di finale dello slam di Flushing Meadows. Nei tre singolari giocati tra ieri e oggi a Reggio Calabria, le due italiane più forti, Flavia e Francesca Schiavone (29 anni, numero 16), non hanno lasciato nemmeno un set alle americane.

Eppure lo scontro decisivo non è una passeggiata, anzi. La nostra numero 1 fatica ad aver ragione della ragazzina di Marietta, Georgia. Per lunga parte della prima partita la Oudin tiene la brindisina fuori dal campo, quasi che il terreno pesante del CT Rocco Polimeni - micidiale combinazione tra la troppa polvere rossa e la generosa pioggia degli ultimi giorni - sia un handicap più per l'azzurra che per l'avversaria, cresciuta sul veloce. Più volte il capitano Corrado Barazzutti la incita a stare un metro più avanti, la stessa Flavia si ripete "... spingi, spingi". Quando ci riesce, per Mel c'è poco da fare. Finisce 7-5.

Il secondo set, con Flavia che appare più tranquilla e sicura di sé, scivola via rapidamente, con un 6-2 eloquente. Poi è il trionfo, mentre gli altoparlanti sparano a palla "'O surdato nnamurato". Inutile, come da regolamento, il quarto singolare, che avrebbe rivisto scendere in campo la Schiavone. Si disputa invece, senza alcun interesse di classifica, il doppio, con Sara Errani e Roberta Vinci che non ci stanno a sfigurare nei confronti delle loro "capitane" e alla fine - seppur perdendo il primo set della due giorni - portano a casa il quarto punto. Finisce 4-6 6-3 12-10, e quattro a zero.

E' un nuovo grande successo dello sport femminile italiano. E' vero, i puristi del tennis già prima dell'incontro di Reggio storcevano il naso: "Senza le Williams che finale è?". Ma le assenti hanno sempre torto e forse le nostre ragazze, entrambe in grandissima forma, avrebbero dato del filo da torcere anche alle due sorelle. Sta di fatto che Oudin, Glatch e le altre giovanissime guidate da Marie Joe Fernandez erano arrivate in finale mettendo sotto l'Argentina e la Repubblica Ceca, due nazionali di peso. E che nei nove precedenti duelli in FedCup mai l'Italia aveva battuto le statunitensi.

Non è solo una vittoria del cuore. Il tennis femminile italiano è, nel complesso, davvero tra i più forti del mondo, forse secondo solo a quello russo. Vincere la FedCup due volte in quattro anni e disputare a Mosca (2007) una finale "chiusa" con le russe, appunto, non può essere un caso. Dietro ci sono passione e tanto lavoro. Inoltre, Pennetta e Schiavone hanno le qualità e l'esperienza per combattere alla pari con qualsiasi delle prime venti del ranking Wta. Negli slam non sono ancora arrivate nelle prime quattro - non succede dal 1955, quando Silvana Lazzarino ci riuscì a Parigi - ma forse il 2010 potrebbe essere l'anno buono.

A fare la differenza rispetto al tennis maschile sono la determinazione e l'umiltà delle atlete azzurre. Non si sentono delle fuoriclasse perché i media le cercano e gli sponsor scuciono qualche quattrino. Lavorano in silenzio, non cercano scuse, ascoltano i consigli di ex campioni che parlano di tennis con qualche cognizione di causa, come Corrado Barazzutti. Che ha commentato così la vittoria: "Queste ragazze meritano un monumento. Hanno riscritto la storia del tennis italiano. Credo che sia una delle squadre più forti in assoluto dello sport italiano. Lasceranno un libro con scritte cose meravigliose". Infatti, è un successo - prolungato nel tempo - basato su un forte spirito di squadra. A vederle allenarsi insieme - Flavia, Francesca, Mara, Roberta e Sara -, scherzare davanti ai giornalisti, correre dal capitano e dalle compagne per abbracciarsi dopo ogni vittoria si capisce che non sono affatto improbabili altre giornate di gioia come quelle di Reggio Calabria.

Infine, un plauso alla scelta di far disputare la finale in una città solitamente esclusa dai grandi eventi sportivi. I reggini l'hanno capito e hanno dato alla squadra azzurra un appoggio tanto caloroso quanto corretto.

la Repubblica.it, 8 novembre 2009

Topolino cattivo?



Anche Babbo Natale al fianco dei personaggi Disney

Topolino cattivo? N’est pas possible

Tra i viali di Disneyland Paris dopo l’annuncio della svolta «bad boy» di Mickey Mouse


MARNE LA VALLÉE (Francia) - «N’est pas possible, c’est une blague». Deve essere uno scherzo. Il primo a non crederci è proprio lui, Topolino. Non riesce a staccarsi un attimo dalle decine di bambini vocianti e con gli occhi sgranati che gli si fanno incontro appena compare sulla Central Plaza, in fondo a Main Street. Firma autografi a Pauline, si mette in posa con André, stringe mani a tutti e improvvisa un passo di danza con la piccola Noemi, che in viaggio a Parigi con i genitori proprio non si poteva perdere una tappa anche al Disneyland Resort. Il suo sorriso aperto non fa mai una piega, le guanciotte sempre piene del costume di ordinanza infondono buon umore solo a guardarle. E, in fondo, è proprio così che lo vogliono i bambini che lo vengono a cercare qui, a casa sua.

VERSIONE DARK - La versione un po’ più «dark» ipotizzata dai producer americani che stanno curando il nuovo videogame della Nintendo di cui sarà protagonista, in uscita dal prossimo anno, sembra davvero lontana anni luce. Non è cattivo, ma vogliono disegnarlo così. Proprio come una Jessica Rabbit qualsiasi. Ma lui è Mickey Mouse, mica una rossa maggiorata che frequenta gangster e investigatori privati e il suo mondo sono i bambini. Quelli di ieri, che lo hanno imparato a conoscere soprattutto dai fumetti; e quelli di oggi, che lo incontrano prima ancora di saper leggere, grazie al satellite e a Playhouse Disney, piattaforma ormai presente in quasi tutti i bouquet degli operatori di tv satellitare dei cinque continenti, dove il topo più famoso del mondo si muove in 3D ed è ancora più buono e più dolce del solito, dovendo parlare anche ai piccoli in età prescolare. Proprio questo ha destato preoccupazione nello stato maggiore della compagnia, timorosa della perdita di appeal del suo principale personaggio nella fascia degli adolescenti più smaliziati.

QUESTIONE DI MAGIA - Ma forse è un problema soprattutto americano. I dati parlano chiaro: dei 5 miliardi di dollari di valore del brand Mickey, solamente il 20% è collocato negli Usa. Da questa parte dell’Oceano, e certamente nel microcosmo di Eurodisney, questa esigenza di un Topolino in versione «bad boy» non sembra essere poi così sentita. Anzi. L’annuncio della svolta «cattiva», che Le Monde e Le Figaro non hanno neppure ripreso, da queste parti ha colto tutti un po’ di sorpresa. A partire, appunto, da chi ci lavora. Mickey Mouse in realtà non può parlare, nessuno dei personaggi che passeggiano per i viali del resort è autorizzato a farlo: si limitano ad annuire con la testa e a gesticolare. «Altrimenti non ci sarebbe più la magia», si giustifica Michel, il ragazzo che lo accompagna tra i vialetti cercando di tenere a bada l’esuberanza dei piccoli fan. Ci prova lui a fargli da portavoce, anche se chiede di non essere citato con il suo vero nome perché lui stesso, per policy aziendale, non potrebbe parlare e dovrebbe girare la questione all’ufficio relazioni esterne. Ma quando gli si fa vedere l’immagine pubblicata dal Corriere della Sera, quel ghigno un po’ inquietante che compare sul volto di Mickey in un frame del videogioco, allora non si trattiene: «C’est une blague». Del resto, sarebbe il sovvertimento di ciò che tutti quelli che lavorano qui hanno imparato come il primo comandamento: questo non è un parco dei divertimenti, è «l’incontro con la magia», «il posto dove i sogni diventano realtà».

«NON SAREBBE PIÙ LUI» - Non la pensano diversamente Anita e Sabrina Sanchez, 16 e 17 anni, due sorelle spagnole che in coda per l’avventura «spara-spara» sulle navicelle ispirate a Toys spiegano che un Mickey cattivo «non sarebbe più lui» e che se proprio uno vuole ci sono altri personaggi che possono essere usati in versione macho, magari proprio il Buzz Lightyear che li accoglie nell’atrio spiegando loro la missione che le aspetta. E anche Marco Rendine, ingegnere italiano trapiantato a Parigi, che con la famiglia è un habitué dei parchi: «I miei figli hanno 5 e 7 anni e vanno matti per il Mickey di Playhouse dove anche Pietro Gambadilegno è più buono di come me lo ricordavo io nei fumetti. E non vedono l’ora che arrivi il “Ballettopolo” finale, altro che Topolino cattivo».

«PIÙ SIMILE A NOI» - Quella del carattere di Mickey Mouse è una questione che interessa da vicino Valentina De Poli, direttrice di Topolino, il fumetto che in Italia è da 60 anni il «giornaletto» per antonomasia di almeno quattro generazioni. «Adeguare il personaggio ai tempi è un’esigenza con cui ci confrontiamo ogni giorno – racconta ai tavolini di uno dei ristoranti con vista sul castello della Bella Addormentata -, ma quello che è certo è che Topolino non potrà mai essere davvero cattivo. Potrà al limite diventare un po’ meno prevedibile, quello sì. Vederlo confrontarsi con i problemi di ogni giorno e sapere che è bravo ma non necessariamente infallibile, potrebbe renderlo più simile a noi. Ci si potrebbe allora identificare maggiormente in lui, sapendo che pure Mickey deve lottare per superare le difficoltà. Questo però deve avvenire mantenendo il candore che lo contraddistingue. Perché attraverso i suoi occhi sgranati è come se osservassimo il mondo come se fosse sempre la prima volta». Nei fumetti italiani solo in una occasione Topolino è apparso più cupo del solito (il Nytimes in effetti parlava di una evoluzione «dark»), ma era per un’ambientazione specifica, quella fantasy di «Wizards of Mickey»). Per il resto Topolino è sempre lo stesso anche se qualche piccolo aggiustamento, fa notare la direttrice, potrebbe rendersi necessario: «Bisogna che sia sempre più vicino a chi legge, consentire una sempre maggiore identificazione con lui. Perché è vero che è il personaggio più amato, ma poi quando si chiede ai ragazzi chi sia il più simpatico la risposta finisce quasi sempre con l’essere Paperino, con i suoi guai e le sue imperfezioni».

BUONO O CATTIVO? - In ogni caso dalla stessa Disney hanno poi precisato che non si tratta proprio di un'evoluzione di Mickey verso la cattiveria e che questo personaggio capace anche di non sorridere o di fare scelte diverse da quelle che ci si aspetterebbe dal Topolino che tutti conoscono sarà limitato ai videogame. Dove il carattere dipende non dal personaggio, ma dai giocatori: «I concetti base del gioco sono le scelte e le conseguenze e come queste influenzano sia il personaggio sia il giocatore – precisa Warren Specor, direttore creativo di Junction Point, la società affiliata a Disney che sviluppa i videogames per console -. Inserendo quel birbante di Topolino in un ambiente non familiare e chiedendogli di operare delle scelte, ad esempio se aiutare gli altri personaggi dei cartoni animati o di seguire la propria strada, si costringono i giocatori ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Dovranno infatti chiedersi: che tipo di eroe sono? E ognuno si darà una risposta diversa» . Insomma, Topolino resta Topolino. È ai giocatori che viene data, se vogliono, la possibilità di renderlo giusto un po’ più egoista o spregiudicato.

UN MILIONE DI LUCI - Che lui non potesse diventare cattivo nei parchi di Marne La Vallée lo sapevano tutti. Del resto siamo nel pieno delle celebrazioni per il «Magico anno di Topolino», iniziato ad aprile, e sabato sera in Town Square ci sarà l’accensione del grande albero di Natale che darà il via alla Christmas season. E per l’occasione ai personaggi Disney si aggiunge anche Babbo Natale, che con il suo carro (una «macchina» da 6 tonnellate costruita a Parigi, che rappresenta la slitta di Santa Klaus che fluttua tra le nuvole, carica di regali e trainata dalle renne) partecipa assieme a 18 elfi, allo schiaccianoci e a 12 soldatini giocattolo, alla parata «C’era una volta un sogno» che tutti i giorni Mickey and Co. effettuano al calar del sole. Ci sarà anche il nuovo ufficio postale per ricevere le letterine dai bambini di tutto i mondo e più di un milione di luci si accendono in tutto il parco per celebrare il periodo in cui tutti sono più buoni. No, qui davvero non sembra esserci spazio per un Topolino cattivo.

Alessandro Sala, Corriere della Sera.it, 7 novembre 2009

venerdì 6 novembre 2009

Internet come una droga



Drogati da internet? Ci si cura anche in Italia


Il nome tecnico è "Internet Addiction Disorder", termine introdotto per la prima volta dal dottor Ivan Goldberg nel 1995 e pare che anche gli italiani comincino ad esserne affetti. In (altre) tre parole? Drogati-da-internet.
L'espressione vi ricorda qualcosa? Già in passato avevamo parlato di patologie legate all'eccessivo utilizzo di internet e delle sue applicazioni più in voga (social networks in primis) e anche dei discutibili metodi che erano applicati per "curare" i soggetti malati. Da ieri, anche in Italia (a Roma, al Policlinico Gemelli), è attivo un centro di cura per la dipendenza da internet. Di ben altro spessore (e metodologie), ovviamente. Alla sua guida c'è Federico Tonioni, psichiatra, responsabile dell'ambulatorio nonché coordinatore dell'associazione 'La Promessa', che collabora all'attività.
Sentito da Wired al riguardo, il Dott.Tonioni ha affermato che l'idea gli è venuta documentandosi su iniziative similari create all'estero (Usa in primis, dove i pazienti vengono curati) e basandosi sulle testimonianze di alcuni pazienti già in cura per altre tipologie di dipendenza. "Oggi la maggioranza dei tossici si trova in uno stato di "poliabuso" (più dipendenze da sostanze diverse) invece di "scegliere" una sola sostanza e dipendere solo da quella, quindi i modelli classici non sono più utilizzabili".
"Internet non è da demonizzare, è l'evoluzione del pensiero umano, uno strumento il cui utilizzo è diventato inevitabile, tuttavia alcune persone sviluppano nei suoi confronti una dipendenza nociva. L'ipertesto aumenta la possibilità di perdersi nella Rete, la persona comincia a dare segni di dissociazione dal mondo esterno, il tempo scorre più velocemente, le coordinate spazio temporali cambiano e se da un lato il soggetto vede diminuita la sua capacità d'attesa, dall'altra soffre di una vera e propria bulimia di informazioni e vede la sua compulsività aumentata".
I social network salgono (parzialmente) sul banco degli imputati: "sui social network, una persona rischia di perdersi: da un lato può finire per esasperare il controllo sulle persone che gli sono vicine (si pensi al fidanzato che crea account finti per vedere se la sua ragazza lo "tradisce" virtualmente), dall'altro tende a sentirsi in dovere di rispondere ad ogni feedback, a dare sempre un'immagine di sé distorta (postare solo le foto nelle quali si è venuti bene), a perdere l'amicizia vera (unica, l'amico del cuore di una vita) in favore di quella virtuale (decine o centinaia di contatti che spesso nemmeno si conoscono). Paradossalmente, ma non troppo, il paziente spesso sa di esserlo ed i suoi sintomi sono chiari: "Appena fuori dal web prova angoscia, non ha interesse per nessun'altra attività, appena arrivato a casa si fionda sul computer e ci resta per ore".
La terapia, per fortuna, è meno "invasiva" rispetto a quella sperimentata altrove: si parte con dei colloqui conoscitivi, nei quali si torna finalmente a mostrare il vero lato di sè, grazie alla comunicazione non verbale (su Facebook o Twitter nessuno ti vede arrossire) ai quali seguono incontri che prevedono l'inserimento progressivo in gruppi di riabilitazione, nei quali la persona torna ad essere sé stessa (non più un avatar o una foto). "Il gruppo dà un riacquisito senso del limite, del contatto, dell'essere visti da vicino, di non potersi mascherare". E' prevista anche la terapia farmacologica, ma solo in casi particolari ed è strettamente funzionale alla partecipazione ai gruppi di sostegno.
La casistica per ora non c'è, il percorso è appena iniziato e non si può parlare ancora di tempi di guarigione per i primi pazienti: "Per contenere un sintomo non ci vuole molto, per cambiare la struttura sottostante al sintomo ci vuole più tempo". Consigli ai genitori per evitare che il proprio pargolo cada in questa dipendenza? "Stare con i propri figli senza però pensare di controllarli". Eh, fosse facile. A proposito, voi quante ore trascorrete davanti al computer?



Andrea Chirichelli, Wired.it, 3 novembre 2009

Gazopa


GazoPa il motore di ricerca per comparare immagini
La ricerca su internet è ormai quasi un fatto compulsivo e parte integrante della vita quotidiana di centinaia di milioni di persone. Google è più di un motore di ricerca, è un elemento caratterizzante della nostra quotidianità. In attesa che Bing dimostri tutte le sue potenzialità, i tentativi di sfidarlo sono tutti miseramente falliti, ma qualcuno ancora tenta di sottrarre utenti al colosso di San Francisco, soprattutto con prodotti in grado di verticalizzare alcuni aspetti ed esploderne nuove potenzialità.
È il caso di GazoPa, motore di ricerca intelligente che interpreta il contenuto di una immagine e si lancia sul web alla ricerca di immagini simili. GazoPa consente di caricare una propria immagine, di sceglierla tramite un link esterno o addirittura creare in tempo reale un disegno per poi avviare una ricerca volta ad identificare qualsiasi immagine presente su web con caratteristiche in comune. In alcuni casi i risultati sono sorprendenti, specialmente nella ricerca di oggetti, mentre qualche affanno nell’algoritmo si rivela nel caso in cui i soggetti siano persone: talvolta GazoPa mette sullo stesso piano una vecchietta, una modella ed un camionista.
Il prodotto è comunque ancora nella sua versione Beta, nonostante siano già oltre 60 milioni le immagini con cui l’utente può confrontata la propria per cercarne di simili. GazoPa continua ad essere costantemente migliorato con l’apporto degli utenti (olte 40.000 quelli coinvolti nei test del prodotto) e i suoi potenziali sviluppi sono da non sottovalutare, in attesa che Google faccia la sua mossa in tal senso potenziando maggiormente il suo similar image search.
A differenza di Google, che consente ricerche solo tra immagini già presenti su web, GazoPa ha però il vantaggio di consentire il caricamento di una propria immagine di riferimento su cui effettuare il confronto. Al momento l’unico servizio in concorrenza sembra essere TinEye, anche lui in Beta e apparentemente meno evoluto. GazoPa ha inoltre lanciato applicazioni per iPhone, Twitter e Facebook, aprendo da subito le sue possibilità di diffusione su mobile e su social media. Il progetto testimonia la tendenza dei motori di ricerca verso uno scenario sempre più “intelligente”, in cui gli algoritmi cercheranno di simulare la sensibilità umana nel codificare ed interpretare le informazioni, in attesa che magari arrivi il giorno in cui diventeranno senzienti e saranno loro a cercare noi.
Claudio Ferri, Wired.it, 5 novembre 2009