sabato 12 dicembre 2009

"Che c'è di nuovo?" Twitter parla italiano




Il sito di social network da oggi supporta anche la nostra lingua. E per festeggiare organizza un pizza party


Anche la lingua di Dante sbarca sul sito di microblogging più famoso al mondo: da qualche ora Twitter supporta anche l'italiano, che va ad aggiungersi a inglese, giapponese, spagnolo e francese.


L'interfaccia diventa in italiano, la frase "What's happening?" diventa "Che c'è di nuovo?" mentre non cambiano i termini following e follower, ormai troppo indicativi degli amici di tweet per essere tradotti.


La novità è stata annunciata sul blog ufficiale di Twitter, con un post dal titolo Ed ecco l'italiano: "Siamo emozionati - si legge - perché oggi con il lancio della versione italiana del nostro sito diventiamo ancora di più una piattaforma di comunicazione globale. Come sempre, desideriamo ringraziare tutti i traduttori che hanno partecipato al progetto e che ci hanno mostrato la loro bravura".


E sempre Twitter lancia un pizza party per l'evento: "E quale modo migliore di festeggiare il lancio di Twitter in Italia? Un bel Tweetup a base di pizza, amici e tweet. I nostri amici di @pizzatwit saranno felici di organizzare un pizza party e se volete incontrare un sacco di nuovi amici e twittare tutta notte, vi consigliamo di seguire il loro account e di aiutarli ad organizzare uno dei loro famosi Twitter Pizza Party!".


Come mettere Twitter in italiano? Basta andare su Settings, e nella prima pagina (in fondo) scegliere Italiano dal menu a tendini.


Kataweb - ITech, 11 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

Caravaggio, spunta un autoritratto. È riflesso nella caraffa del «Bacco»


Nel 2010 si festeggia il quarto centenario della morte del pittore
Un'indagine con strumenti all'avanguardia ha riportato alla luce una figura nascosta da una vernice e dal tempo
MILANO - Caravaggio riesce a far parlare di sé a quattro secoli di distanza. E a stupire. Nel ritratto del giovane Bacco, realizzato nel 1596-7 e conservato agli Uffizi, c'è una caraffa a destra del ragazzo. Nel vetro si intravede - e questa era cosa nota - una figura umana in posizione eretta con un braccio sporgente in avanti. Sono chiaramente distinguibili i lineamenti del volto, in particolare il naso e gli occhi, e il colletto. Una presenza misteriosa che - grazie a uno studio realizzato in occasione delle celebrazioni per il quadricentenario della morte, nel 2010 - potrebbe essere finalmente svelata.

LA SCOPERTA - Sarebbe, secondo gli studiosi, un autoritratto del pittore. La scoperta sarà illustrata dal Comitato per il IV centenario, in occasione della presentazione del libro «Nuove scoperte sul Caravaggio» edito dalla Fondazione Roberto Longhi. Da tenpo si pensava che il volto di Michelangiolo Merisi fosse "nascosto" nel dipinto, ma nessuno l'aveva mai documentato. Poi l'intuizione, durante l'analisi condotta da Art-Test con strumenti all'avanguardia nel mondo: la ricercatrice Roberta Lapucci ha percepito «la presenza di una testina e di un cavalletto o di una tela di scorcio, nella caraffa». «A seguito del completamento della elaborazione delle immagini acquisite in riflettografia multispettrale - spiegano gli esperti - è ora disponibile una chiara immagine di quanto il pittore vi aveva dipinto. Sembra proprio di vedere un giovanissimo Caravaggio (all'epoca aveva 25 anni, ndr), che crea con il pennello in mano».

IL PRECEDENTE - Già nel 1922, durante una pulitura della tela, lo storico dell'arte Matteo Marangoni disse di aver visto, riflessa nella brocca di vetro, una testina simile al «Fruttaiolo» o al «Bacco Borghese», che volle ricollegare alla fisionomia dello stesso Caravaggio: «grandi orbite oculari, naso a base larga e un po' camusa, labbra carnose e semi aperte». Oggi - spiegano gli studiosi - risulta impossibile ritrovarlo: si intravedono solo un casco di capelli neri, un accenno di volto, un tocco di bianco per il colletto. La zona della brocca, come risulta dall'analisi della fluorescenza UV, è interessata da estesi restauri, ma questi non si sovrappongono completamente alla figura. Quello che ha nascosto la sagoma dell'autoritratto, finora, è probabilmente una vernice data su tutte le aree scure del dipinto, durante un vecchio intervento. Ora la svolta: uno degli enigmi che Caravaggio ha regalato ai posteri potrebbe quindi aver trovato una soluzione.
Corriere della Sera.it, 10 dicembre 2009

Pendolari, odissea quotidiana: un treno su tre arriva in ritardo

A Milano e a Roma a ritardare è un convoglio su due. E' il risultato di Pendolaria 2009, l'indagine svolta da Legambiente in 13 stazioni. I ritardi città per città e i racconti dei passeggeri

Svegliarsi all'alba per andare a lavorare in un'altra città non è piacevole. Se per raggiungere il posto di lavoro bisogna anche sopportare ritardi e viaggiare in scarse condizioni igieniche, ai pendolari italiani bisognerebbe davvero consegnare un premio per la pazienza. Legambiente ha presentato i risultati di Pendolaria 2009, la campagna annuale dedicata alla condizione dei trasporti locali. Un treno su tre arriva in ritardo; a Milano Centrale la percentuale tocca il 57% e a Roma il 54%. Nelle due metropoli italiane, dove ogni mattina si riversano migliaia di lavoratori dagli hinterland, oltre la metà dei convogli arriva a destinazione con più di 5 minuti di ritardo. I cinque minuti rappresentano la soglia considerata “accettabile” dalla Carta dei Servizi firmata anche dalle associazioni dei consumatori.

Prendendo in considerazione i ritardi accumulati, la media nazionale è di 11 minuti. Messina è bandiera nera con 16 minuti, seguita da Salerno e Genova Principe con un quarto d'ora di ritardo di media. A Genova Principe, però, solo il 18% dei treni pendolari arriva oltre 5 minuti dopo l'orario stabilito. Un ottima percentuale, se paragonata a Roma e Milano. (Guarda la tabella: i ritardi città per città).

L'associazione ambientalista ha interpretato i risultati con la necessità di nuovi investimenti sul trasporto pendolare. “Bisogna spostare le priorità d'investimento dalla strada alla ferrovia - ha detto Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di Legambiente - ma ad oggi solo il 30% dei finanziamenti della Legge Obiettivo è destinato a Tav, ferrovie e metropolitane. Il restante 70% è per strade e autostrade”.

Dati contestati. Le statistiche di Pendolaria sono il risultato di un monitoraggio durato cinque giorni – dal 23 al 27 novembre – in 13 stazioni di 11 città capoluogo di provincia per un totale di 1216 treni monitorati. La fascia oraria di osservazione è stata quella tra le 7 e le 9 del mattino, quando i lavoratori si mettono in viaggio verso le città.

Secondo Trenitalia, però, i dati non sono attendibili. Sia per “la scarsa quantità dei convogli assunti a campione” sia per i “metodi di rilevamento non scientifici”. Secondo la compagnia ferroviaria, i dati più affidabili sono quelli forniti da Trenitalia stessa alle singole Regioni, “attraverso sistemi certificati da organismi esterni, verificabili e consultabili in qualsiasi momento”, come si legge sul comunicato diramato poche ore dopo la presentazione del dossier Pendolaria.

Il premio Caronte. La campagna di Legambiente si è basata anche su testimonianze dirette di pendolari che hanno raccontato la loro avventura quotidiana per raggiungere il posto di lavoro. In omaggio al traghettatore dell'inferno della Divina Commedia di Dante, il “Premio Caronte” viene assegnato, regione per regione, alla tratta che più severamente “castiga” i pendolari.

Abbiamo avuto accesso ai racconti dei pendolari del Lazio, della Liguria e della Sicilia. Lazio.

La linea FR8, meglio conosciuta come Nettuno-Roma, si è aggiudicata l'inglorioso premio per il secondo anno consecutivo. Ma anche i racconti di chi viaggia sulla Tivoli-Roma Tiburtina sono significativi: “Ho preso il treno quando era ancora buio. Mano a mano si è fatto giorno ma io non me ne sono accorto, tante erano le scritte verniciate all'esterno del mio finestrino – scrive un pendolare – e non posso neanche andare al bagno perché nessuno è agibile. E per sapere quando devo scendere vado a memoria: non esiste un servizio di annunci né vocali né tramite display”.

I viaggiatori abituali della Velletri- Roma Termini si sono così rassegnati ad avere carrozze sporche da essersi attrezzati da soli: c'è chi porta sempre con sé un telo pulito per non stare a contatto con i sedili, chi si sostituisce al servizio di pulizia portandosi a casa il poggiatesta di Trenitalia per metterlo in lavatrice almeno una volta a settimana.

Sicilia. Le stazioni di provincia, quelle neanche sfiorate dagli Eurostar, sono generalmente le più degradate. Soprattutto in Sicilia, a giudicare dalle segnalazioni giunte a Legambiente. A Milazzo, ad esempio, i display della stazione sono tutti spenti. Bisogna essere frequentatori abituali per sapere da che binario e a che ora partirà il proprio treno. Per ottenere qualsiasi informazione bisogna rivolgersi alla biglietteria, quando è aperta.

Lungo la tratta Barcellona Pozzo di Gotto – Capo d'Orlando le stazioni sembrano abbandonate da anni. Ecco cosa racconta un viaggiatore abituale di questa linea: “Di notte, i pochi bar rimasti possono essere assaltati, anche se ci sono gli impianti di videosorveglianza. I bagni sono stati eliminati da tempo. Le biglietterie, dove sono rimaste, fanno servizio a giorni”. I due comuni distano solo 50 chilometri ma metà percorso è a binario unico, con tutte le attese e le precedenze che questo comporta. A volte l'attesa di un altro treno può durare oltre 20 minuti.

Quando finalmente si aprono le porte del treno, per tanti pendolari l'Odissea non è ancora finita. A Capo d'Orlando, infatti, la stazione degli autobus è stata spostata a quasi un chilometro di distanza rispetto a quella ferroviaria. “Chi scende dal treno – scrivono i testimoni - deve prendere il taxi oppure farsi una scarpinata con i bagagli per prendere l’autobus che collega con i centri vicini”.

Genova. Nel capoluogo ligure è la Voltri-Brignole a vincere il Premio Caronte: nel giorno di osservazione il treno ha accumulato 18 minuti di ritardo in una tratta da 38 minuti. La velocità media è degna dei viaggi dell'Ottocento: 18 chilometri orari.

A giudicare dal racconto di un pendolare abituale, neanche sulla tratta Recco- Genova Brignole si viaggia troppo bene. “Per chi volesse raggiungere il bagno, molto meglio che posticipi le proprie necessità al bar più vicino! Tutti i vagoni hanno un bagno, il primo ne ha uno teoricamente accessibile ai disabili; peccato che il sistema pneumatico della porta d’accesso non funzioni e che la porta non si possa chiudere”. Nei bagni dove la porta si chiude, però, i problemi sono altri: “C'è l'acqua ma non la carta igienica. Le condizioni sono nella media, ossia mediamente sporchi e con un forte odore di urina. Due hanno lo scarico rotto di modo che questo risulta sempre aperto anziché aprirsi solo al momento dello scarico”.


Federico Formica, Kataweb.it - Consumi, 10 dicembre 2009
sitografia: http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2009/12/10/pendolari-odissea-quotidiana-un-treno-su-tre-arriva-in-ritardo/

In azienda si parla l'Itanglese

Uno studio della Agostini Associati sull'utilizzo dei termini inglesi
Nelle comunicazioni delle imprese è aumentato del 773% in nove anni

Fanno brainstorming in conference call e informano i partner della loro mission durante meeting appositi: nelle aziende del Belpaese si parla sempre meno italiano e sempre più inglese. O meglio, una lingua 'mista' nella quale, rispetto all'italiano, crescono l'utilizzo di termini anglosassoni e un nuovo vocabolario professionale. La società Agostini Associati, leader nel settore delle traduzioni e dell'interpretariato, ha condotto una ricerca circa "l'Itanglese" e il risultato è stato sorprendente: dal 2000 ad oggi il numero di parole inglesi confluite nella lingua scritta delle imprese è aumentato del 773%. Vale a dire che su un campione di 58 milioni di parole prodotte da circa 200 aziende italiane, la scelta di optare per la parola inglese anziché per quella italiana è cresciuta esponenzialmente. Il motivo? L'inglese resta la lingua più usata nel settore degli affari e in ambito economico e la globalizzazione ha spinto le imprese italiani ad adeguarsi per affrontare i nuovi mercati. Dallo studio emerge che nel linguaggio commerciale i primi tre termini inglesi più utilizzati nelle aziende sono: look, business, fashion. Seguiti poi da performance, competitor, annual report, mission; e ancora: buyer, brand, switch. La graduatoria è contenuta in una tabella stilata analizzando documenti tradotti nell'anno 2000, paragonati a quelli tradotti nel 2008, sempre di tipologia istituzionale. Risultato: nelle documentazioni o nelle presentazioni aziendali - di marketing soprattutto - il peso e la densità dei termini anglosassoni arriva anche al 35% del totale.

Agli operatori italiani l'Itanglese piace. Per il 29% degli intervistati dalla Agostini Associati (che ha curato l'indagine oltre alla ricerca), è un fenomeno positivo che vuol dire modernità. Il 25% la ritiene un'usanza fastidiosa, mentre un ristrettissimo 9% giudica la tendenza "eccessiva" e afferma di avere difficoltà a capire chi abusa dei termini inglesi. Ormai, però, nelle aziende è diventata prassi corrente chiamare human resources il personale, mentre i concorrenti sono diventati competitor e l'analisi comparata da svolgere sarà, per farsi capire, un benchmarking. Chi parla ancora solo in italiano, insomma, rischia il flop dell'incomunicabilità: oggi per farsi capire in azienda bisogna esprimersi in Itanglese.

Aida Antonelli, Repubblica.it, 9 dicembre 2009
sitografia: http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/itanglese/itanglese/itanglese.html

mercoledì 9 dicembre 2009

Ecco l'Alfa Romeo "Giulietta" in versione model year 2009


Cento anni sono un bel compleanno e un'auto come la Giulietta, così seducente nelle forme e dal nome tanto evocativo, è un gran bel modo di festeggiarlo. Eppure il centenario dell'Alfa Romeo è un compleanno pieno di contraddizioni e di tensioni. E pensare che a cento anni si dovrebbe aver raggiunto più che la maturità, la saggezza. Invece, l'Alfa è un vegliardo che sembra non aver ancora deciso che cosa farà da grande.
La Giulietta, dalle prime immagini ufficiali, è davvero bella (e i primi commenti dei navigatori lo confermano), aggraziata e proporzionata nelle forme, che sprigionano tutta l'agilità, lo slancio, il dinamismo di una vera Alfa, ma con un'eleganza e una misura tutte italiane. Frutto di lunghi ripensamenti, di revisioni nello stile, nell'impostazione meccanica e da ultimo - nelle convulse ore che hanno preceduto il comunicato stampa del 2 dicembre - persino nel nome, eccola finalmente l'auto che manderà in pensione la 147 e che potrebbe rappresentare la rinascita dell'Alfa a una nuova vita da spendere a cavallo dell'Oceano Atlantico, un po' in Europa e un po' in quel Nordamerica dove esistono ancora numerosi fan club del marchio con il Biscione.
Eppure dietro la facciata scintillante, i lustrini e i riflettori che s'accenderanno sulla Giulietta in marzo al Salone di Ginevra, si cela una realtà contraddittoria che vede l'Alfa rescindere definitivamente i legami con la sua città natale, Milano, e che - secondo quanto riporta il periodico specializzato "Automotive News" - ha visto il numero uno della Fiat, Sergio Marchionne - indispettito delle continue perdite della divisione - ipotizzare il congelamento di qualsiasi investimento in nuovi prodotti Alfa dopo la Giulietta.
Forse quello di Marchionne è soltanto un avvertimento, per dire: per l'Alfa questo è davvero l'ultimo appello. Ad "Automotive News" ha confidato di credere molto in quest'auto, che - assieme alla MiTo - "darà un apporto fondamentale per far progredire il Dna e la qualità del marchio". E, almeno sulla carta, la nuova macchina i numeri li ha tutti. La Giulietta, più lunga della 147 di 13 cm, e più larga di 7, poggia su un pianale che si può definire nuovo, per quanto derivi da quello della Bravo. La meccanica infatti è stata profondamente rivista e l'intervento più rilevante riguarda le sospensioni posteriori che, secondo le nostre fonti, dovrebbero essere a bracci multipli, con uno schema abbastanza simile a quello della Mini.
Davanti, è vero, dà l'addio ai quadrilateri che tanta parte hanno nella guidabilità della 147. In compenso, però, nel cofano vanterà motori modernissimi, efficienti, brillanti: al lancio ci saranno due benzina 1.4 turbo, uno da 120 CV e l'altro, con tecnologia Multiair, da 170 CV; e due turbodiesel, 1.6 da 105 CV e 2.0 da 170. Ma poiché il nome Giulietta evoca subito sportività, in seguito arriverà il 1750 turbo a iniezione diretta di benzina da 235 CV abbinato all'esclusivo allestimento Quadrifoglio Verde.
Su tutte le versioni, il differenziale elettronico Q2 e il manettino Dna, come sulla MiTo, per selezionare differenti risposte di motore e sospensioni in relazione allo stile di guida che si desidera. Anche gli interni rappresenteranno una svolta, con una plancia a sviluppo orizzontale dalle linee più pulite ed essenziali di quella della 147.
Quanto al nome, si sa che è stato cambiato all'ultimo momento, poiché Milano, quello in origine stabilito, è parso inopportuno nel momento in cui la Fiat si trova sotto un fuoco incrociato a causa della decisione di abbandonare definitivamente il territorio vicino al capoluogo lombardo, con il trasferimento a Torino di quel che restava ad Arese. E non si tratta di circa trecento lavoratori, come si è letto nelle settimane scorse, ma di circa cinquecento, se si considera oltre al Centro stile e alla Progettazione, anche la divisione Powertrain e vari laboratori, e sempre che non venga trasferito anche il call center, che da solo dà lavoro a quasi 500 persone.
Una ferita non soltanto sociale, ma anche emotiva, se le radici di un marchio contano ancora qualcosa. No, non si poteva proprio usare Milano, sarebbe suonata come una beffa. Per fortuna la storia dell'Alfa è così ricca che bastava pescare a occhi bendati per trovare una carta di sicuro effetto. Ed ecco la magica Giulietta. Ma tra poco nomi e blasoni non basteranno più: serviranno soldi e strategie chiare.
Roberto Lo Vecchio, Quattroruote.it, 2 dicembre 2009

Google in tempo reale con Facebook e Twitter



Ora pesca le informazioni anche da questi social network, aggiornati al secondo. Anche le news che gli utenti veicolano nelle loro pagine. Ecco come


IL WEB è sempre più la trasmissione in diretta di quello che accade nel mondo. E Google, l'azienda più in vista di internet da quando la rete è diventata di massa, non poteva lasciarsi scappare questa rotazione costante di eventi, per proporre la sua (ennesima) rivoluzione. Stavolta, l'idea di Google si chiama "tempo reale". Dopo aver annunciato, qualche tempo fa, degli accordi con i popolari social network Twitter e Facebook, è adesso possibile vedere una prima implementazione di quegli accordi. In buona sostanza adesso Google è in grado di cercare e pescare informazioni anche da questi social network, aggiornati al secondo, e restituire risultati di ricerca sulle informazioni in tempo reale. Un passo oltre Google News, il sistema di indicizzazione delle notizie che ha scosso il mondo dell'informazione ufficiale al punto di ricercare un accordo economico per l'utilizzazione delle notizie. In questo modo Google le notizie le avrà ugualmente, passando da chi queste informazioni le utilizza e le diffonde, ovvero l'utente-lettore-blogger finale. Il nuovo sistema funziona in maniera semplice. Per vedere gli aggiornamenti in tempo reale su un argomento (ma il servizio non è ancora aperto a tutti) è sufficiente connettersi con Google.com e selezionare "Latest" dalla scheda "Show options". Digitando la propria stringa di ricerca, Google andrà a ravanare in tutti i principali network sociali, Facebook e Friendfeed, Myspace, Twitter, il suo Orkut e i blog, presumibilmente per ora quelli ospitati su piattaforme condivise come Wordpress. com e Blogger. Google dichiara che a questi nuovi ritmi, il motore di ricerca indicizza circa un miliardo di nuovi record al giorno.


Nella nuova guerra dei "search engine", nello specifico quella che adesso vede Google contro l'ottimo Bing di Microsoft, questa mossa della grande G è uno "Shock and Awe" ben riuscito. C'è chi pensa che stavolta, il rischio sia che la complessità del mondo, e quindi del web, possa essere schiacciata in un enorme report in tempo reale di quello a cui pensa il pianeta. Certo è che il volume delle informazioni è da adesso assimilabile al dettaglio. Forse non ancora alla precisione e all'autorevolezza. Ma questo per fortuna è ancora un compito riservato al motore di ricerca del cervello dell'utente.

Tiziano Toniutti, Repubblica.it, 8 dicembre 2009

Lingoes, il traduttore multilingue


Un traduttore multilingue che funziona online e offline. Pensato per Windows ha anche una versione portatile. Traduce testi e vocaboli al passaggio del mouse e sa anche parlare
Un traduttore multilingue che funziona online e offline. Pensato per Windows ha anche una versione portatile. Traduce testi e vocaboli al passaggio del mouse e sa anche parlare ------- Dizionario e traduttore sempre a portata di mouse? La risposta per voi potrebbe essere Lingoes un'applicazione gratuita per Windows che traduce in oltre 60 lingue, compreso l'italiano.Potrete scaricarlo qui (http://www.lingoes.net/en/translator/download.htm ) scegliendo tra la versione per il download (4.80-5.27 Mb) e quella portatile che non richiede installazione e che può essere salvata comodamente su una pen drive.
Il dizionario online e offline
Una volta lanciata l'applicazione, per tradurre le parole avete a disposizione una serie di servizi, che funzionano anche se non siete connessi a internet. Ecco i traduttori disponibili: Google Translate, Yahoo Translation, Yahoo BabelFish, Click2 Translate, Cross Language, Baidu Translation, Excite Japan, KODENSHA, Excite Japan, SYSTRAN, Reverso Translation, Huajian Translation, LEC Translation, LingvoBit, Youado Translation. Da "Scarica da Lingoes" potrete scaricarne gratuitamente degli altri. Ogni dizionario può essere gestito da una singola interfaccia. Se avete optato per la versione portatile tenete presente che ogni dizionario installato richiederà spazio, assicuratevi di averne a sufficienza all'interno della penna usb.
Traduttore instantaneo
Lingoes permette di impostare una traduzione automatica al passaggio del mouse, un serivizio utile e veloce, soprattutto se siete alle prese con una lingua che non padroneggiate. Funziona sia sui documenti di testo che sulle pagine web.Per decidere come attivare questo tipo di traduzione: dal menù principale cliccate su Configurazione, in Generale impostate la lingua che preferite come Interfaccia Utente. A questo punto andate su Cattura Testo e scegliete sia la modalità di attivazione con mouse sia il tasto da tenere premuto (Ctrl, Shift, Alt). Di default il servizio si attiverà cliccando il tasto destro del mouse e Ctrl.
Traduttore di testi
Dal menu principale andate su Traduzione Testo, digitate il vocabolo, scegliete il traduttore che preferite, selezionate le lingue di "ingresso" e "uscita" e cliccate su Traduci. La traduzione è veloce.Stesso procedimento per testi più lunghi. Ovviamente aspettatevi traduzioni meccaniche...
Speaking Sam
Lingoes utilizza il Microsoft Sam installato per default in Windows per dare voce al testo. Offre una pronuncia in tempo reale durante la selezione o la ricerca di un termine.Dal menù Configurazione potete impostare volume, tono e velocità. Potrete inoltre scaricare il pacchetto "Voce Naturale".
Wikipedia integrata
E' possibile integrare anche le voci di Wikipedia all'interno di Lingoes, per avere l'enciclopedia online sempre a portata di mano anche quando non si è connessi a internet. Per ora è disponibile solo la versione inglese e pesa 257.48 Mb.
Appendici
Lingoes offre anche una serie di appendici: Convertitore di valute, calcoli di fuso orario, prefissi internazionali e pesi, convertitore di misure, calcolatrice. E' possibile allungare l'elenco installandone di nuove.
Katia Ancona, Kataweb - ITech, 2 dicembre 2009

Novità in casa Bing


In Italia non sono in molti ad usarlo, ma il motore di ricerca della Microsoft Bing (http://www.bing.com), evoluzione di Live, negli Stati Uniti è riuscito a ritagliarsi una sua buona fetta di mercato, convincendo un utente su 10 a sceglierlo per le sue ricerche. Per continuare nella sua progressione e rosicchiare qualcosa a sua maestà Google, Bing ha introdottouna serie di novità, sia nel motore di ricerca che nelle mappe.La ricerca. L'approccio di Bing alla ricerca è un ibrido tra il modello portale di Yahoo! e quello "puro" di Google. Secondo Microsoft alcune informazioni è meglio che l'utente le possa trovare già su Bing, senza cliccare su siti che portano all'esterno. Alla luce di queste considerazioni, sono state appena introdotte le Entity Cards e le Task Pages. Si tratta di speciali risultati che appaiono in testa al sito quando si cercano personaggi dello spettacolo, negozi importanti, aziende o città, vengono visualizzate delle piccole schede con foto, sito ufficiale ed altre opzioni variabili (il meteo di una città, l'andamento delle azioni, il giorno di un concerto).I dati dei social network. Per accrescere la precisione dei risultati, Microsoft ha stretto degli accordi con Twitter e Facebook. Se la persona che stiamo cercando è iscritta a Facebook ad esempio, sarà possibile aggiungerla ai propri amici attraverso un comando visualizzato già su Bing, risparmiando così del tempo prezioso. Nel caso dei personaggi più noti, inoltre, il profilo su Twitter viene indicato all'interno delle Entity Card che compaiono in cima ai risultati.Le mappe. Tra le innovazioni più evidenti, Microsoft ha rilasciato una nuova versione del suo servizio di Mappe. raggiungibile a questo indirizzo (http://www.bing.com/maps/explore/). Innanzittutto il sito è adesso realizzato con SilverLight (quindi potrebbe essere necessario scaricare il plug-in nel vostro browser), un programma della stessa Microsoft con proprietà simili ad Adobe Flash Player. Le mappe di Bing possono essere visualizzate in diversi modi: la classica cartina, la foto satellitare, il "Bird View", ovvero delle foto satellitari laterali che creano l'illusione della tridimensionalità. A queste opzioni se ne è aggiunta adesso una nuova, lo Streetside, per vedere al livello delle strade in modo simile a quanto già si può fare con Google Street View e Pagine gialle Visual (http://www.visual.paginegialle.it/). Al momento attuale le città inserite nello Streetside sono solo 100 e tutte americane.Un'altra novità sulle mappe di Bing sono le immagini in 3D prese da Photosynth. Si tratta di una serie di foto tratte da fonti diverse che, montate tra loro, permettono di ruotare a 360 gradi la visione di un palazzo o di un monumento. Gli elementi in Photosynt non sono molti in Italia, ma è già possibile gustarsi luoghi come il Duomo di Milano o il Colosseo di Roma. Non sembra invece funzionare in Italia la ricerca di negozi e ristoranti.Guarda chi "twitta". Gradita introduzione per gli appassionati del microblogging, le mappe di Bing permettono di vedere chi sta aggiornando Twitter e da dove. Cliccando su Map Apps e poi su Twitter Maps, vengono visualizzate tante piccole T blu sul planisfero e, concentrandosi su una via o una città, è possibile seguire una vera e propria cronistoria dei tweet di quel posto specifico.Come usare Bing. Per utilizzare il "vero" Bing bisogna recarsi su Bing.com e, in alto a destra, cliccare su Italia e cambiare il paese in Stati Uniti. Il motore di Microsoft presenta infatti le sue vere innovazioni solo nella versione originale, mentre quelle localizzate nelle altre lingue sono poco più che un aggiornamento del vecchio Live.com.

Mauro Munafò, Kataweb - ITech, 3 dicembre, 2009

sabato 5 dicembre 2009

Le betulle fanno bene all'ambiente



Usa, ecco gli "alberi-spugna" via al business delle foreste
Le betulle divorano anidride carbonica più di altre piante e sono per questo molto ricercate


SAN FRANCISCO - "Ci sono alberi che divorano l'anidride carbonica come i bambini mangiano i dolci. Se esagerano diventano obesi. Sta accadendo alle nostre betulle, dalla West Coast al Minnesota". La bulimia delle betulle americane, i cui ritmi di crescita sono accelerati del 50% negli ultimi 50 anni, sta facendo impazzire gli scienziati botanici come Christopher Cole. Ma è anche una buona notizia per l'ambiente. Le foreste, che coprono il 30% della superficie del pianeta, hanno un ruolo cruciale nella lotta al cambiamento climatico. Sono le "spugne" più efficaci per assorbire le emissioni di CO2 create in eccesso dall'uomo. Ma non tutto il verde è uguale. Di qui l'attenzione crescente rivolta ai tipi di alberi, e l'interesse alla riforestazione che coinvolge attori diversi, con alleanze un tempo impensabili tra il grande capitale e gli ambientalisti.


Lo studio sulle betulle è stato pubblicato dai ricercatori della University of Wisconsin-Madison sull'autorevole rivista scientifica Global Change Biology. E' la conferma che il cambiamento climatico provoca sorprendenti risposte di adattamento nell'eco-sistema. Gli alberi assorbono anidride carbonica nella fotosintesi, immagazzinano CO2 nelle foglie e nel legno. Salvo rilasciare la stessa CO2 nell'atmosfera quando bruciano. Per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, è nostro interesse aumentare la quantità di CO2 che i boschi assorbono, e prolungare il periodo in cui l'anidride resta "sequestrata". Per questo gli scienziati attirano l'attenzione sul tipo di alberi che piantiamo: ci sono piante-spugne ben più voraci di altre. Michael Keown, dirigente dello United States Forest Service, spiega che "già oggi le aree boschive degli Stati Uniti catturano il 15% di tutti i gas carbonici del paese, ma in futuro possono fare molto di più". La capacità di sequestrare CO2 nelle cosiddette foreste umide, che abbondano qui sulla West Coast, è "il triplo rispetto a zone dove la vegetazione è più secca".


La betulla impazzita è una risposta quasi patologica al cambiamento climatico. Ma per alcuni esperti offre un'indicazione utile: perché non puntare sulle piante più ingorde di CO2, e moltiplicare l'efficacia di ogni riforestazione? La riscossa dei boschi diventa un business. Comunque vada il vertice di Copenaghen, il mondo si convertirà agli incentivi economici per chi riduce le emissioni. In un'economia di mercato questo apre nuove opportunità e scatena gli appetiti di grandi gruppi capitalistici. Che trovano negli investimenti verdi un duplice ritorno: il beneficio d'immagine e il profitto. Così la Walt Disney ha appena destinato 7 milioni di dollari per interventi di riforestazione nella regione amazzonica del Brasile, in Congo, sulla costa settentrionale della California, e nella valle del Mississippi. La principale compagnia elettrica californiana, Pacific Gas and Electricity, ha firmato un contratto con la cittadina di Arcata per "mantenere" le sue foreste e sequestrarvi CO2 per i prossimi 100 anni.


Improvvisamente cominciano a spostarsi anche gli equilibri politici. Non tutto il mondo della grande industria rema contro Kyoto 2. Un test cruciale è l'iter parlamentare dell'Energy Bill al Congresso di Washington. Contro la legge ambientale voluta da Barack Obama si è scatenata la lobby delle industrie più inquinanti, rappresentate dalla U. S. Chamber of Commerce (una sorta di Confindustria). Molti gruppi capitalisti però si sono dissociati da questa battaglia di retroguardia. Per la prima volta il fronte ambientalista - dal Sierra Club al Wwf - si vede spalleggiato da una potenza economica molto tradizionale: l'industria del legname che da sempre controlla vaste zone forestali degli Stati Uniti. Per lo scienziato dell'ambiente Brian Murray della Duke University, il sistema dei "crediti carbonici" nei prossimi anni può restituire ai boschi decine di milioni di ettari. "Questa riscossa delle foreste - dice Murray - sarebbe un'inversione di tendenza secolare, il più grande cambiamento nel paesaggio americano dalla metà dell'Ottocento".


Federico Rampini, Repubblica.it, 5 dicembre 2009

venerdì 4 dicembre 2009

BigG, il dizionario online di Google

Il super-dizionario di Google

Scoperto l'indirizzo del nuovo dizionario di BigG. Offre definizioni, sinonimi e traduzioni in oltre 50 lingue
MILANO – Cosa significa to google? Chiedetelo a Google. La grande G offre infatti un servizio di dizionario molto innovativo ed evoluto: il super-dizionario di Mountain View fa esattamente tutto quello che ci si può aspettare da un vocabolario, fornendo inoltre le espressioni e gli idiomi correlati al termine cercato.

UN ESEMPIO - Digitando la parola «sad» non solo si può avere la traduzione del termine nella lingua desiderata, ma si possono trovare tutte le infinite sfumature del vocabolo, i suoi sinonimi, le espressioni basate su questa parola e le citazioni e definizioni che la riguardano. Oltre a scoprire, per esempio, che in lingua ceca la stessa parola significa «parco», «bosco». Un po’ dizionario e un po’ enciclopedia, insomma, con ambizioni decisamente wikipediane e l’aggiunta di un servizio che aggrega tutte le citazioni e le definizioni più autorevoli, la possibilità di tradurre i termini in cinquanta idiomi e un’attenzione particolare alla sinonimia. Infine la possibilità di personalizzare, grazie all’opzione offerta agli utenti registrati di salvare le parole e le definizioni.

DA NON CONFONDERSI - Da non confondersi assolutamente con Google Translate, che è un’altra cosa e, come dice la parola stessa, è un servizio di traduzione, ormai integrato da una versione in tempo reale e persino da lezioni di dizione (grazie all’aiuto di un sintetizzatore vocale). Il dizionario di Google è quanto di più simile esista al celebre Answers.com, ovvero un motore di ricerca costruito basandosi sui modelli di dizionari ed enciclopedie.

PERSONALIZZAZIONE - Il mercato degli utenti che cercano la keywords dictionary è sempre più ampio e il motore di ricerca non può certo stare a guardare. Stupisce che l’iniziativa non sia stata per nulla pubblicizzata e, se non fosse stato il Los Angeles Times a scoprire il nuovo indirizzo del Dictionary, sarebbe avvenuta in sordina. La realtà è che il search engine offriva già un servizio analogo, ma molto meno immediato (bisognava infatti digitare «define:» prima del termine) e di conseguenza quasi sconosciuto. E se alla fine, una volta conquistata la fama, oscurasse Wikipedia?

Emanuela Di Pasqua, Corriere della Sera.it, 4 dicembre 2009

giovedì 3 dicembre 2009

Ritiro per Amélie Mauresmo, ex n.1 del tennis femminile

La Mauresmo si ritira
La 30enne francese, ex numero uno del mondo, lascia il circuito. Nel suo palmares due titoli del Grande Slam, in Australia e a Wimbledon

PARIGI - La francese Amélie Mauresmo, 30 anni, ex numero uno del mondo, ha annunciato il ritiro. ''Ci ho riflettuto molto e alla fine ho deciso di chiudere la mia carriera e di voltare pagina", ha spiegato la Mauresmo visibilmente emozionata.

LA CARRIERA - La Mauresmo è infatti la migliore giocatrice francese del tennis moderno. Meglio di lei fece solo Suzanne Lenglen, leggenda del tennis anni Venti che conquistò sei titoli di Wimbledon e sei Open di Francia. Nessuna transalpina ha vinto però quanto la Mauresmo nell'era Open: due titoli del Grand Slam (Australia e Wimbledon nel 2006), la Fed Cup con la Francia nel 2003, una medaglia d'argento ai Giochi Olimpici di Atene 2004, 25 titoli Wta, di cui due conquistati a Roma, e 3 titoli in doppio.

L'ULTIMA PARTITA - Il 13 settembre 2004 la Mauresmo è diventata la prima tennista francese a raggiungere il n.1 del mondo nel ranking Wta. Il suo unico rimpianto è non aver mai trionfato davanti al pubblico del Roland Garros: nel torneo parigino dello Slam la Mauresmo non è mai andata oltre i quarti di finali raggiunti per due anni di fila nel 2003 e 2004. La sua ultima partita risale allo scorso 2 settembre, quando è stata sconfitta dalla canadese Aleksandra Wozniak per 6-4, 6-0 al secondo turno degli US Open.

Repubblica.it-Sport/Tennis, 3 dicembre 2009
sitografia: http://www.repubblica.it/2009/12/sport/tennis/mauresmo-si-ritira/mauresmo-si-ritira/mauresmo-si-ritira.html

Pausa

Oggi è una giornata di pausa e di rilessione. A volte nasce l'esigenza di riprendersi un po' del proprio tempo, che corre veloce, velocissimo, non si fa afferrare.
Per riuscire ad esserne padroni esso va aggirato e "sorpreso" in altri modi.
Oggi è uno di quelli.

Il latte mantiene i bambini magri

Secondo uno studio svedese quelli che lo bevono, soprattutto se intero, sono in media più snelli dei loro coetanei che non ne consumano

MILANO - Quattro chili in meno. Di tanto sono più magri i bimbi di 8 anni che bevono latte intero abitualmente rispetto ai loro coetanei che non ne bevono affatto o solo raramente: è la conclusione di alcuni ricercatori della Sahlgrenska Academy dell'Università di Goteborg, in Svezia.
BAMBINI – Gli studiosi hanno esaminato 120 bimbi di 8 anni per valutarne l'alimentazione, la composizione corporea e anche il livello di mineralizzazione ossea: i test prevedevano analisi del sangue, esami morfologici e questionari attraverso cui ai piccoli è stato chiesto quali cibi mangiassero più spesso e la dieta di una giornata-tipo. Primo risultato evidente, la correlazione fra il consumo di latte e il peso corporeo: chi ne beveva ogni giorno pesava in media 4 chili di meno. Mica poco per piccoli che in media non arrivano a pesare 30 chili. «Il motivo però non lo sappiamo – ammette Susanne Eriksson, la responsabile dello studio –. Può darsi che i bimbi che bevono molto latte intero associno a questo il consumo di cibi più sani in generale, come frutta o verdura; o magari gli altri, che non fanno uso di latte, tendono a bere di frequente bevande zuccherate al posto del latte». Postilla: va bene anche il latte scremato o parzialmente scremato, stando ai risultati degli svedesi: l'importante insomma è bere latte abitualmente, a colazione o durante la giornata. Il contenuto di grassi nel latte più «virtuoso» pare essere il 3 per cento: quando i grassi si aggirano attorno a questa cifra, il rischio di sovrappeso è minore.
VITAMINA D – La Eriksson sottolinea di aver analizzato i bambini a 4 e 8 anni, per scoprire che la dieta non variava molto con il passare degli anni: «Evidentemente le abitudini alimentari si instaurano molto presto, fin da piccolissimi: poi è molto più difficile cambiarle», considera la ricercatrice. È bene quindi far abituare i bambini a bere latte, perché aiuta a mantenere il peso forma e anche perché, come si sa, fa bene alle ossa. Gli svedesi, tra l'altro, hanno verificato che il 62 per cento dei piccoli esaminati non aveva abbastanza vitamina D nel sangue. Si può obiettare che in Scandinavia si vede poco il sole, che aiuta a sintetizzare questa vitamina in quantità; di sicuro però anche la dieta serve, attraverso il consumo regolare di latte e latticini e di pesci ricchi di grassi polinsaturi come il salmone o lo sgombro. «I bimbi dovrebbero mangiarne almeno una volta alla settimana. A patto che si tratti di pesce cotto in maniera salutare, ad esempio al vapore o al forno, e non fritto», conclude la Eriksson.
Elena Meli, Corriere della Sera.it, 3 dicembre 2009

Torna a Roma "Più Libri Più Liberi"



Dal 5 all'8 dicembre la rassegna delle piccole e medie case editrici
In questa ottava edizione oltre 400 espositori e più di 200 eventi collaterali

"Più libri più liberi" a Roma viaggio nel futuro dell'editoria

Nell'e-book Corner e nel digiTal Café sarà protagonista la tecnologia

Che odore avrà la pagina digitale di un e-book? E quanto sarà emozionante sperimentare la lettura di un libro virtuale? Dilemmi che si possono sciogliere provando il funzionamento di un reader, scaricando e acquisendo file, scrivendo note e appunti, cercando un brano e sottolineandolo. E magari scoprendo da vicino i segreti di Googlebooks. La grande novità di "Più Libri Più Liberi", la fiera nazionale della piccola e media editoria giunta all'ottava edizione dal 5 all'8 dicembre al Palazzo dei Congressi dell'Eur, organizzata dall'Associazione Italiana Editori (AIE), è il futuro del mercato librario. Un incontro ravvicinato del terzo tipo con le nuove frontiere di una lettura in salsa hi-tech. Non a caso uno degli appuntamenti più attesi è quello con le menti creative di Google (6 dicembre, ore 14.30). Per il resto, "Più Libri Più Liberi" si conferma manifestazione kolossal con ben 409 case editrici che mettono in mostra le proprie novità editoriali e un programma di oltre 200 eventi collaterali. L'occasione per ribadire come il mondo della piccola e media editoria tenga duro e dimostri il maggior dinamismo del settore rispetto all'intero mercato librario. Più di quattro libri su dieci in Italia sono pubblicati da piccoli e medi editori (quest'anno si registra una crescita del 41,6% della produzione rispetto al 39,1% del 2007). A tutta lettura, allora, con una maratona di quattro giorni dove si articolano il grande spazio per l'editoria per ragazzi, percorsi tematici, l'e-book Corner, l'area dedicata all'e-book dove sarà possibile per la prima volta in Italia toccare e sperimentare di persona i diversi dispositivi, fino al digiTal Café, palcoscenico dedicato alle tecnologie digitali tra social network e cinema virtuale in diretta streaming su Rai.it e PiùBlog.

Fitto il programma di incontri. Sul tema "2010: appunti d'inizio millennio", a dissertare degli "anni zero" quattro penne illustri come il giornalista Beppe Severgnini (5 dicembre), lo scrittore e magistrato Giancarlo De Cataldo (6 dicembre), il filosofo Gianni Vattimo (7 dicembre), e l'economista Tito Boeri (8 dicembre). Tra le novità editoriali, Andrea Camilleri che ricorda il ventennale della caduta del muro di Berlino nell'inedita veste di scrittore per ragazzi per il volume 1989: dieci storie per attraversare i muri (5 dicembre, ore 12), Massimo Carlotto col nuovo romanzo L'amore del bandito (6 dicembre, ore 18), Anna Maria Sciascia, figlia del celebre romanziere siciliano che traccia un ritratto inedito del padre e di Luigi Pirandello (7 dicembre, ore 18), Domenico Starnone, Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi in veste di autori de Il cattivo soggetto, divertente commedia tra il grottesco e il giallo che racconta la singolare amicizia fra un malvivente e un prete di provincia (5 dicembre, ore 18), e una chicca per gli amanti dei fumetti e della musica con Sereno su gran parte del paese, la graphic novel su Rino Gaetano disegnata da Andrea Scoppetta (5 dicembre, ore 20) e Fumetti d'evasione, il saggio di Oscar Glioti su Andrea Pazienza presentato con il live di Vasco Brondi leader del gruppo musicale Le luci della centrale elettrica (6 dicembre, ore19). Per l'attualità, Ascanio Celestini parlerà di gente migrante col libro Sogni di sabbia (5 dicembre, ore 18), Dacia Maraini e Pietro Grasso affronteranno le questioni mafia e legalità (7 dicembre, ore 18.00), Michele Santoro e Luigi De Magistris presenteranno il saggio di Antonio Ingroia sull'uso giudiziario delle intercettazioni (5 dicembre, ore 19), mentre Vladimir Luxuria farà da testimonial a La casa dei ricordi di Amilca Ismael (6 dicembre, ore 15), Walter Veltroni e Gianni Minà rievocheranno l'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (6 dicembre, ore 15).

Riflettori anche su Medici senza Frontiere, al centro di un dibattito con i giornalisti Lucia Goracci, Daniele Mastrogiacomo e Luca Rigoni (6 dicembre, ore 12). Per la letteratura italiana, lezioni di Tullio De Mauro su scrittura e editoria (7 dicembre, ore 14) e di Edoardo Albinati sull'arte del racconto (6 dicembre, ore 16). Gabriele Paparelli porta il suo Cuore tifoso. Roma-Lazio 1979 (5 dicembre, ore 20) ed Elena P. Melodia la sua opera prima Buio, nuova saga-thriller per teenager (6 dicembre, ore 16). Per la gastronomia Un mondo di sapori antichi di Mariangela Cioria con la prefazione di Ettore Scola (7 dicembre, ore 20). Focus sull'America Latina con la rassegna di incontri "Tierra de Libros". E tra classici, spettacoli, poesia, spazio ai ragazzi con Licia Colò e i diritti degli animali (5 dicembre, ore 10), Luisa e Morando Morandini col nuovo Dizionario del Cinema Junior (5 dicembre, ore 19), Chiara Carminati con le sue allegre Poesie per Aria (5 dicembre, ore 16). Da X Factor sbarca al digiTal cafè la discografica Mara Maionchi che commenta il tema del prodotto musicale tra web e piattaforme alternative (5 dicembre alle 17). Attesi anche Nicolò Ammaniti e Fausto Brizzi. Il tutto condito con le incursioni musicali live di Fahrenheit con Teresa De Sio, Brown & Leaves, Radio Dervish e Maria Pia De Vito.
Notizie utili:
"Più Libri Più Liberi", la fiera nazionale della piccola e media editoria, dal 5 all'8 dicembre, Palazzo dei Congressi dell'Eur, Roma.
Orari: Sabato 5 dicembre 10-21, domenica 6 dicembre 10- 20, lunedì 7 dicembre 10- 21, martedì 8 dicembre 10-20.
Ingresso: intero €6, ridotto €3


Laura Larcan, Repubblica.it, 3 dicembre 2009

sitografia: http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/libri-liberi/libri-liberi/libri-liberi.html

Facebook: via le reti geografiche


Lo annuncia con una lettera aperta agli utenti, il fondatore. Nuovo sistema di gestione dei dati

MILANO - Tutti gli iscritti di Facebook, compresi quelli italiani, il 2 dicembre hanno ricevuto una lettera aperta da Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo del popolare social network. Il motivo? Cambieranno le impostazioni sulla privacy, e il ragazzo prodigio della Rete ha deciso di informare direttamente i propri utenti delle modifiche imminenti. In sostanza verrà smantellato il sistema delle reti geografiche (che coprono intere nazioni e sono dunque troppo estese per avere senso in un social network), mentre sarà semplificata la gestione della privacy, cioè la possibilità per gli utenti di decidere chi può vedere i propri contenuti.

LA LETTERA - Come scrive Zuckerberg nella lettera: «Con la crescita della base di utenti di Facebook, alcune reti geografiche contano oggi milioni di membri. Con reti così vaste, siamo giunti alla conclusione che il modello attuale non sia più il modo migliore per consentire agli utenti di controllare la propria privacy. Considerato che quasi il 50% di tutti gli utenti di Facebook è membro di reti geografiche, questo è per noi un argomento di estrema importanza. Un sistema migliore consentirebbe quindi a oltre 100 milioni di persone di avere un maggiore controllo sulle proprie informazioni. Il nostro piano prevede l’eliminazione delle reti geografiche e la creazione di un modello semplificato per il controllo della privacy, dove ciascuno può decidere a chi rendere disponibili i contenuti: esclusivamente agli amici, agli amici degli amici, o a tutti gli utenti». Il passaggio al nuovo sistema avverrà nelle prossime settimane; per questo la lettera invita gli utenti a controllare le proprie impostazioni e ad aggiornarle di conseguenza, in base alle preferenze individuali.

TRA PRIVACY E APERTURA - La gestione dei dati personali è per Facebook materia sempre più delicata, che il social network sta affrontando negli ultimi mesi con una politica di maggior trasparenza. Il fatto è che a fronte di questa rinnovata attenzione verso la privacy e di questa sensibilizzazione dei propri iscritti c’è la tendenza, per certi versi opposta, verso una maggiore apertura dei contenuti ospitati dalla piattaforma. I profili e gli aggiornamenti possono essere resi pubblici, mentre negli ultimi tempi sono partite sperimentazioni per effettuare ricerche in tempo reale, un po’ come avviene sulla rete concorrente di Twitter. Da un lato dunque c’è la necessaria tutela della prossimità e dell’intimità in una rete sociale che favorisce l’amicizia, dall’altro il desiderio di sfruttare l’enorme bacino di informazioni, notizie e contenuti depositati dagli utenti. In futuro Facebook – che ha appena varcato la soglia dei 350 milioni di utenti, aggiungendone 50 milioni negli ultimi 2 mesi e mezzo – si dovrà muovere in equilibrio tra questi estremi. Finora comunque la sua posizione di stella del socialnetworking è ancora lungi dall’essere insidiata.

Carola Frediani, Corriere della Sera.it, 2 dicembre 2009

martedì 1 dicembre 2009

Ciao...

Non sei mai andato via.
Sei sempre qui con me, con noi.
Nuota libero,
per sempre.

...Ciao, nonno.

Sergio Cammariere, Per Ricordarmi di Te (2008)

Per ricordarmi di te
Ombre trafiggono il mare
Come le stelle che cadono
E non si accendono più
Passa un cielo di nuvole
Mentre mi piove nell'anima
Sono stagioni che vanno lontano
E non tornano più
Per ricordarmi di te
Della tua bocca di Maggio
Tutto era un gioco ma credimi
Non c'entra niente con te
Perché stanotte è la mia
E devo andare lontano
Ovunque il vento mi porterà
Voglio vedere che c'è.
Per ricordarmi di te
Sono salito su un treno
Ed ho pensato che un giorno magari
T'incontrerò
Senza più niente tra noi
Senza passare da dove sai
Quando i miei sogni saranno rimasti
Ormai dietro di me.
Per ricordarmi di te...


Autore: Sergio Cammariere
Singolo: "Per Ricordarmi di Te"
Parole di Roberto Kunstler
Album: Cantautore Piccolino (2008)

Se vuoi ascoltarla clicca su: http://www.youtube.com/watch?v=fDZw8cl-NM0

Nel paese del Sol Levante Yahoo! supera Google




Google snobbato dal Giappone l'unico paese dove non sfonda
Più della metà usa Yahoo! Il leader mondiale deve inseguire. Le ragioni della diffidenza nel rispetto quasi maniacale della privacy da parte dei giapponesi


NEW YORK - E' l'unico paese al mondo dove Google non riesce a sfondare. In Giappone il leader mondiale dei motori di ricerca è costretto in un angolo. Solo il 33,7% delle ricerche online compiute dai giapponesi usa Google, mentre il 56,5% preferisce il suo rivale storico, Yahoo!. Quest'ultimo, non a caso, per la sua filiale nipponica ha un azionista di maggioranza locale, il colosso delle telecom Softbank. Una differenza decisiva. Perché il flop di Google nel paese del Sol Levante si spiega con un clamoroso shock culturale.
Alcuni ingredienti che negli Stati Uniti e in tutto l'Occidente hanno contribuito al successo di Google, in Giappone gli sono valsi al contrario una tenace diffidenza. E' il caso di "Street View", il servizio di mappatura fotografica di tutto il pianeta. Solo in Giappone, questo giacimento di immagini delle città è stato subissato di critiche.
In un paese che ha un rispetto maniacale per la privacy, irrita l'intrusione di Google nei quartieri abitati, con video e foto che entrano nelle case private. Tanto più che le città nipponiche, Tokyo inclusa, nei quartieri residenziali hanno strade molto più strette che in America, e quindi le riprese immortalate su Google sono inevitabilmente più "intime".
Lo stesso vale per la mappatura dal cielo, le foto satellitari che Google aggiorna costantemente. In questo caso ad aver indignato molti giapponesi è la "profanazione" dei quartieri dove vivono gli intoccabili (anche se è meno noto che in India, il Giappone ha le sue caste inferiori, che praticano mestieri considerati impuri).
A protestare sono stati i difensori dei diritti umani: secondo loro le mappe di Google possono essere facilmente utilizzate per identificare le famiglie che vivono nei quartieri degli intoccabili, violando anche in questo caso il loro diritto alla riservatezza, e magari il diritto dei loro figli a un futuro migliore.
Le critiche possono sembrare stravaganti, ma i vertici di Google le prendono molto sul serio. Essere il numero due in Giappone è un'onta inaccettabile. Il Giappone resta per il momento la seconda economia mondiale, ha una popolazione di utenti di Internet tra le più vaste (90 milioni di utilizzatori regolari), di cui tre quarti hanno acesso alla banda larga e due terzi navigano online anche dai telefonini. Malgrado una crescita economica modesta, il mercato nipponico della pubblicità con 77 miliardi di dollari di fatturato è il numero due mondiale. Inoltre i giovani giapponesi hanno fama di essere un pubblico particolarmente esigente per le innovazioni tecnologiche, un campione molto avanzato su cui sperimentare nuovi servizi.
Perciò Google non lesina gli sforzi per aggiustare la propria immagine e recuperare il ritardo.
Per rendersi più simpatico ai giapponesi ha rinunciato alla veste spoglia e austera della sua "prima pagina". Nella versione nipponica la schermata d'accesso è arricchita di icone-link per l'accesso a YouTube, Gmail e altri servizi: un omaggio al gusto degli utenti locali che prediligono i siti riccamente decorati. Con uno strappo ancora più clamoroso rispetto alle proprie tradizioni, solo per il Giappone Google ha perfino lanciato le prime campagne pubblicitarie per promuovere la propria immagine.

Federico Rampini, Repubblica.it, 1 dicembre 2009

lunedì 30 novembre 2009

Restyling per la Home page di Google



Google ridisegna l'home page
Pochi cambiamenti grafici. Il motore di ricerca avrà però nuove funzionalità per filtrare i risultati
La nuova organizzazione dei risultati di ricerca


MILANO - Che Google stesse mettendo a punto un restyling della sua homepage se n'era vociferato nei giorni scorsi su diversi blog specializzati e ben informati su ciò che succede nel quartier generale di Mountain View. Un'operazione non da poco, se si pensa che la pagina di Google è per milioni di persone in tutto il mondo la porta di accesso principale alla Rete. Ora da Gizmodo arriva la conferma: presto il motore di ricerca avrà una nuova home, diversa nel design e nelle funzionalità rispetto a quella diventata a tutti familiare. Una pagina che si può già vedere e provare in anteprima, seguendo le istruzioni apparse sullo stesso Gizmodo.


IL TRUCCO - Basta andare su Google.com (ovvero la versione inglese) , inserire nella url un codice e apparirà la home ridisegnata. Dal punto di vista grafico, cambia leggermente il logo del motore di ricerca: le lettere appaiono più grandi, con colori più cangianti e accesi, e ricordano in qualche modo una delle prime versioni di Google. I due bottoni sotto la stringa di ricerca,si colorano di blu, anch’esso molto acceso. Ma le novità principali si possono notare eseguendo una ricerca. Una volta inserito un termine nella stringa e cliccato su "search", a sinistra della pagina, di fianco ai risultati, appare una barra che consente di canalizzare e raffinare la ricerca stessa. Prima di tutto dal punto di vista temporale: niente realtime, per ora, ma la nuova funzionalità consente di filtrare il contenuto del web a seconda di quando è apparso online. È poi possibile scegliere tra alcune aree dove concentrare la ricerca: news, immagini, video, libri, forum, blog. In ciascuna area, è possibile un'ulteriore scrematura: ad esempio per i video è possibile scegliere la durata o la qualità della clip. Ricerche mirate e veloci dunque, grazie ad una sidebar che ricorda quella di Bing, il motore di Microsoft, e concettualmente avvicina Google all’interfaccia di Facebook. Il redesign non è definitivo e sono ancora possibili modifiche e ripensamenti. Google vorrebbe lanciare la nuova homepage all’inizio del prossimo anno ma prima ha deciso di farla testare ad un gruppo di utenti. È stato uno di loro, probabilmente, a fornire a Gizmodo il codice con cui accedere alla nuova homepage, svelandola così a tutto il Web.


Elvira Pollina, Corriere della Sera.it, 30 novembre 2009

A domani

Un'altra domenica se n'è andata, ma un pensiero per voi, sempre.

domenica 29 novembre 2009

Il Piccolo Principe



E' la storia dell'incontro tra un aviatore, costretto da un guasto ad un atterraggio di fortuna nel deserto, e un ragazzino alquanto strano, che gli chiede di disegnargli una pecora. Il bambino viene dallo spazio e ha abbandonato il suo piccolo pianeta perchè si sentiva troppo solo lassù: unica sua compagna era una rosa. Un libro che si rivolge ai ragazzi e "a tutti i grandi che sono stati bambini ma non se lo ricordano più", come dice lo stesso autore nella dedica del suo libro.

A Davydenko il Masters ATP World Tour Finals 2009



Colpo Davydenko. Il Masters è suo
Il numero 7 del ranking mondiale ha battuto in finale l'argentino Juan Martin Del Potro, campione degli Us Open e numero 5, in due set: 6-3, 6-4. Il tennista russo in semifinale aveva eliminato il numero uno del mondo Roger Federer


LONDRA - Il russo Nickolay Davydenko ha vinto le Atp World Tour Finals, il torneo che chiude la stagione del tennis maschile (l'ex Masters), disputato a Londra. Nella finale, il numero 7 del mondo ha sconfitto in due set l'argentino Juan Martin Del Potro, numero 5 del ranking Atp: 6-3, 6-4 per un'ora e 24 minuti di gioco i parziali del match in favore di Davydenko, che in semifinale aveva avuto la meglio sul numero uno mondiale, Roger Federer.


VITTORIA MERITATA - Una vittoria netta e meritata, quella del russo, che sfrutta al meglio le poche occasioni che gli concede l'argentino. Nel primo set Del Potro ha il torto di non ottimizzare l'unica palla-break a suo favore, più cinico il 28enne di Volgograd, bravo a trovare il break in una delle sole due chance a sua disposizione per vincere il set in poco più di mezz'ora. Equilibrio anche nella seconda frazione, fino al nono gioco quando il russo trova l'allungo decisivo per aggiudicarsi la finale al primo match-point dopo un'ora e 24'.

Repubblica.it - Sport/Tennis, 29 novembre 2009

FonYou, l'alternativa spagnola che vuole sfidare Google Voice



FonYou, l'alternativa spagnola che vuole sfidare Google Voice
Nuovi servizi via internet e chiamate trasferibili al solito telefono: il cellulare come un programma di email. Ecco come funziona


MADRID - È il primo operatore telefonico spagnolo online che permette di gestire le chiamate al cellulare come se fossimo con il nostro client di posta elettronica. Si tratta di Fonyou che ha fatto irruzione sul mercato iberico lanciando un innovativo ventaglio di servizi via web che fino ad ora non erano offerti dalla telefonia mobile convenzionale e da quella web. Il funzionamento è semplice. Per ottenere un numero basta richiederlo gratuitamente sul sito della compagnia, poi si potranno ricevere sms e chiamate filtrate dal servizio online a cui si potrà accedere con il proprio numero come nickname e con una password corrispondente. L'utente potrà anche indicare il numero di telefono convenzionale (fisso o cellulare) al quale vuole trasferire le chiamate e gli sms ricevuti al numero Fonyou. Ma con il vantaggio che tutte le comunicazioni in entrata potranno essere ascoltate o lette anche soltanto via web e che si potrà personalizzare il servizio restringendo le chiamate in entrata o lasciando messaggi in segreteria differenti per ogni contatto che chiama. In questo modo, ad esempio, si può lasciare un messaggio in segreteria al proprio partner mentre ci si trova in una riunione, uno differente per gli amici e un altro per i genitori, ma permettere allo stesso tempo la chiamata di un collega di lavoro, a cui si risponderà direttamente sul cellulare che si usa normalmente. Oltre alla segreteria, Fonyou introduce il servizio dell'agenda online. Permette di filtrare i recapiti secondo le proprie esigenze e soprattutto di mantenere la propria agenda telefonica al sicuro da furti o smarrimenti.
Il servizio è particolarmente utile in entrata, ma si possono anche realizzare chiamate. Basta digitare il numero Fonyou dal proprio telefono e l'operatore web la girerà, senza costi aggiuntivi, verso il destinatario indicato. Ad apparire nel telefono del ricevente sarà il numero di telefono Fonyou: un escamotage per far avere il numero diretto del cellulare solo a chi si desidera e fornire comunque un contatto a chi si chiama, riservandosi poi la possibilità di accettare le chiamate o di lasciare messaggi personalizzati in segreteria. I servizi forniti da fonyou sono per il momento gratuiti, almeno in questa fase beta, ovvero non si pagheranno costi aggiuntivi rispetto a quelli di una chiamata a un cellulare spagnolo secondo il tariffario della compagnia contrattata. Questo sia nel caso di chi chiama o invia sms all'utente fonyou (pagherà come se chiamasse un normale cellulare spagnolo, secondo le tariffe dell'operatore che utilizza), sia nel caso delle chiamate realizzate dall'utente fonyou attraverso il numero del suo 'cellulare online' (pagherà come se chiamasse o inviasse un sms a un altro operatore spagnolo e sempre secondo il tariffario della compagnia contrattata). Meno chiara è la strategia della compagnia: da dove arriveranno le entrate? Attualmente fonyou punta a lanciare il prodotto e a testarlo. Per il futuro, le opzioni sul tavolo dei giovani dirigenti dell'operatore virtuale sono: una quota di abbonamento mensile inferiore a 5 euro, contenuti premium a pagamento o anche il lancio di una propria Sim Card. Fonyou è un'impresa con base a Barcellona, è stata fondata nel 2006 e ha lanciato il proprio servizio l'estate scorsa. Ma ora, forte anche di un accordo per usare la rete del colosso spagnolo delle telecomunicazioni Telefonica, ha presentato il proprio servizio nella Silicon Valley californiana nell'ambito del meeting sulle nuove tecnologie delle telecomunicazioni Under the radar. Un salto oltreoceano obbligato per una meta ambiziosa: presentarsi come una delle alternative a Google Voice.


Diego Argenti, Repubblica.it, 29 novembre 2009

mercoledì 25 novembre 2009

L'avanzata di Bing contro Google e Yahoo!



Bing avanza, a ottobre 9,9% mercato Usa
Successo per il motore di ricerca Microsoft lanciato a giugno


NEW YORK - Il motore di ricerca Bing, lanciato da Microsoft in giugno, continua a guadagnare quote di mercato. In base ai dati diffusi da ComScore, in ottobre Bing controllava il 9,9% del mercato, cioé mezzo punto percentuale in più rispetto al mese precedente. Bing avanza a scapito di Yahoo!, con il quale Microsoft ha stretto un accordo. In ottobre la quota di mercato di Yahoo! è scesa al 18% dal 18,8% del mese precedente. Google mantiene, anche in ottobre, il dominio assoluto con il 65,4% del mercato.


Ansa.it - Tecnologia & Internet, 17 novembre 2009

Il Washington Post suona la ritirata



Crisi: il Washington Post suona la ritirata


Il Washington Post suona la ritirata. Incalzato dalla crisi dell’editoria e dal calo della pubblicità (nei primi tre trimestri dell'anno ha perso oltre 166 milioni di dollari), il quotidiano chiuderà entro fine dicembre i suoi ultimi uffici sparsi sul suolo americano: Los Angeles, Chicago e New York.
La decisione, dettata dalla necessità di ridurre i costi, è stata spiegata dallo stesso direttore Marcus Brauchli: «In un momento di risorse limitate e di aumento della concorrenza è necessario concentrare la potenza di fuoco nella nostra missione centrale: la copertura della capitale e delle notizie, le tendenze e le idee che danno forma alla politica di questo paese». Il direttore ha quindi rassicurato i giornalisti: «Possiamo efficacemente coprire il resto del paese mandando se necessario inviati da Washington».
Una mossa inaspettata anche perché la concorrenza, New York Times e Wall Street Journal, hanno recentemente annunciato di puntare a fare concorrenza ai giornali locali potenziare la copertura di alcune città come San Francisco e Chicago.
Per il Washington Post, che ha avuto il momento di massimo prestigio con lo scandalo Watergate che portò alla caduta di Richard Nixon, la decisione si tradurrà nel richiamare nella sede di Washington i sei giornalisti dislocati nei tre uffici che verranno chiusi. Resteranno invece aperti una decina di uffici di corrispondenza all’estero. Ma non c’è dubbio che la decisione ha un peso simbolico non indifferente.


Marco Pratellesi, Corriere della Sera.it, 25 novembre 2009

Urban Bike Messengers, in bicicletta per consegnare la posta


Sono gli Urban Bike Messengers e a Milano sono già una realtà di successo: consegnano lettere e pacchi rigorosamente in bicicletta. I prezzi sono competitivi e il servizio ha il vantaggio di superare traffico, zone a traffico limitato ed ecopass



I pony express in bicicletta si stanno diffondendo a macchia d'olio anche in Italia. I pionieri sono stati i milanesi di Urban Bike Messenger: dopo un anno di attività possono contare su 400 ragazzi-postini e hanno conquistato la fiducia di clienti importanti come l'università della Bicocca e Legambiente.

L'idea è stata importata dall'estero. A New York i bike-messenger ci sono da 40 anni, Berlino ha una tradizione trentennale di consegne in bici. Il nostro paese le ha scoperte tardi ma sta cercando di recuperare il tempo perduto. L'esempio di Milano è stato seguito da Roma con il servizio Velocittà, da Bari con il Bari Bici Express e da Parma con il Bici Corriere. Nei prossimi mesi si uniranno anche i ciclo-amatori di Padova, Bergamo, Firenze, Napoli e Bolzano.

E si sta sviluppando l'idea di un network nazionale per condividere idee, fondi e servizi in tutta Italia. Per tanti giovani studenti e precari le consegne in bicicletta sono un modo per arrotondare e mantenersi in forma più divertente del volantinaggio. Anche se durante i giorni di pioggia può essere un'esperienza molto dura. Quasi tutti i fattorini sono ciclo-amatori che circolano con biciclette da corsa o comunque mezzi molto leggeri.

Vantaggi. Da una parte c'è il rispetto dell'ambiente: una consegna in bicicletta non emette neanche un grammo di CO2 nell'atmosfera. Poi ci sono i vantaggi concreti, che nelle grandi città sono ancora più evidenti. I postini ecologici non hanno problemi di code o imbottigliamenti e possono circolare sempre e ovunque: nelle zone a traffico limitato e nei giorni di blocco della circolazione. Nel centro storico, i pony in bicicletta sono praticamente imbattibili: possono svicolare attraverso mille scorciatoie come i parchi cittadini, i ponti pedonali o i sottopassaggi più stretti. Tanto che a Milano, Dhl ha affidato agli Urban Bike Messenger i servizi di consegna nell'area del centro storico. Piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele e via Manzoni sono ora un'esclusiva degli Ubm. Il servizio. I pony-express in bicicletta offrono servizi in abbonamento o anche singole corse, che costano un po' di più. Ogni città ha i suoi prezzi. Milano, ad esempio, offre 10 tagliandi a 50 euro, Roma a 49,90, mentre Parma è più cara con un prezzo di 6,50 euro a tagliando. Per una consegna urgente serviranno più tagliandi: 3 a Milano (consegna in mezz'ora), 2 a Roma (consegna in un'ora) e a Parma (non più di mezz'ora), mentre a Bari tutto dipende dalla zona di consegna, visto che Bari Bici Express lavora anche nella provincia del capoluogo pugliese. Generalmente le bici non possono trasportare pacchi più pesanti di 10 chili, ma a Bari c'è anche la possibilità di effettuare consegne fino a 35 chili grazie a dei carrellini che vengono agganciati sul retro. E a Roma, Velocittà offre anche un servizio di pubblicità.

Su richiesta, i bikers romani circolano per la capitale esponendo un manifesto di proporzioni 70x100 cm. Un po' come i camion-vela, solo che possono stazionare anche in piazza di Spagna o a villa Borghese. E senza inquinare.

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Federico Formica, Kataweb - Consumi, 24 novembre 2009

martedì 24 novembre 2009

Google Analytics, la Germania lo ritiene illegale



Allo studio misure per metterlo al bando. Previste multe fino a 50 mila euro
La Germania contro Google Analytics
Nel mirino delle autorità il servizio che consente di monitorare dati sensibili e abitudini dei navigatori


MILANO - Google Analytics è un servizio illegale, perlomeno secondo le autorità tedesche. Le quali starebbero ora cercando di intervenire sostenendo che lo strumento - che consente ai titolari di siti web di raccogliere una serie di dati statistici su numero, genere, provenienza, gusti e comportamenti dei loro visitatori - sarebbe in collisione con la legge tedesca. Le aziende che lo utilizzano potrebbero dunque vedersi applicate delle sanzioni. Un articolo di Zeit Online, che si è occupato della questione, ipotizza che le multe potrebbero raggiungere i 50 mila euro.


SENZA CONSENSO - Il nodo del contendere è il mancato consenso preventivo da parte degli utenti all'utilizzo di informazioni ritenute evidentemente sensibili. Sempre secondo quanto ha riportato la Zeit Online, Google Analytics sarebbe utilizzato dal 13% dei domini «.de» e tra questi vi sarebbero anche i siti di organizzazioni politiche, giornali e grandi compagnie farmaceutiche. A preoccupare il governo sarebbe ad esempio la possibilità di raccogliere informazioni sulle condizioni di salute dei frequentatori dei siti monitorati o sulle abitudini sessuali, ma anche sulle idee politiche o sulle proprie propensioni all'acquisto di determinati beni o servizi. Tutti dati che hanno un elevato valore commerciale ma che non possono essere raccolti senza che vi sia il benestare conclamato dei diretti interessati.


«SIAMO IN REGOLA» - La filiale tedesca compagnia, dal canto suo, ha fatto sapere di essere in regola. Si appella al trattato Usa-Ue sulla privacy noto come «Safe Harbour» che consentirebbe loro di utilizzare negli Stati Uniti i dati statistici raccolti. E fa notare come, in ogni caso, gli stessi utenti potrebbero nascondere i dati che li riguardano ad esempio non accettando i cookies, che tengono memoria dei siti visitati permettendo al sistema di stilare profili attraverso cui targettizzare meglio gli avvisi commerciali.


Corriere della Sera.it, 24 novembre 2009

Aziende, dipendenti e social network



Aziende, dipendenti e social network:ecco il decalogo per evitare guai
L'Enel e il corretto utilizzo di Facebook. Regole che possono valere per tutti i navigatori


MILANO - Non ha i colpi di Cristiano Ronaldo, ma il diciottenne Ashley-Paul Robinson è un'ala di belle speranze. Calcare i campi della seconda divisione inglese con la casacca del Crystal Palace, però, non lo entusiasma più di tanto e così il giovane attaccante decide di sostenere un provino con i rivali del Fulham. Nell'attesa, Ashley si confida con gli amici e chiede a tutti di «tenere le dita incrociate». Ma compie un clamoroso autogol: lo scrive su Facebook. Risultato? La notizia rimbalza sul web, il Crystal Palace non gli rinnova il contratto e il provino, alla fine, va pure male.

ALTRI CASI - Una storia emblematica, accaduta un po' di tempo fa. Ma basta una ricerca su Google per rendersi conto che l'incauto utilizzo dei social network può provocare conseguenze molto spiacevoli. Non solo ai calciatori. Qualche titolo pescato qua e là sulla Rete: «Scrive su Facebook: "Il mio lavoro è noioso". Licenziata»; «Dipendenti criticano Virgin Atlantic su Facebook: licenziati»; «Tra gli amici di Facebook 13 criminali: licenziato». Non mancano neppure gli esempi di aziende che hanno deciso di oscurare certi siti per evitare che i lavoratori perdano tempo ad aggiornare il profilo o a condividere video e immagini. E magari a sparlare del capo con amici e colleghi.

LA SFIDA - Guerra aperta contro i social network, dunque? Non esageriamo. Anche perché, spiega Gianluca Comin, direttore Relazioni Esterne di Enel, «il web sociale è un grande strumento di comunicazione, impedirne l'uso vuol dire perdere un'occasione per tutti: capitalizzare il valore operativo e collaborativo che questi siti possono apportare, aiutando i dipendenti a minimizzare le possibili criticità, diventa la vera sfida». E come? Proprio l'Enel, dopo essere sbarcata sui social media con EnelSharing, in questi giorni ha preparato una sorta di "decalogo". Poche, semplici regole per evitare di mettersi nei pasticci con l'azienda. I primi consigli per i propri dipendenti sono di carattere generale:

«1) Tenere presente che i dati personali, le informazioni e le immagini contenuti nel profilo utente possono essere copiati e utilizzati per costruire profili personali o per essere ripubblicati altrove. Anche a distanza di tempo.

2) Leggere attentamente le condizioni d'uso e le garanzie di privacy offerte dal sito.

3) Evitare sempre comportamenti che possono risultare lesivi della riservatezza e delle libertà individuali di altri soggetti, delle disposizioni sul diritto di autore o che violino la legge in qualsiasi modo».


RAPPORTO DI LAVORO - La seconda parte del "decalogo" è dedicata più specificamente al rapporto con il datore di lavoro. In pratica, tutto quello che si può scrivere - e confidare - in Rete senza cacciarsi nei guai. A questo proposito, si legge nelle "linee guida sull'utilizzo dei social network", «non devono essere utilizzati contenuti riservati o che possano gettare discredito sull'azienda»; «qualora sia inserito un commento su un qualsiasi aspetto della vita aziendale, è necessario identificarsi come dipendente ed inserire la precisazione che l'opinione espressa è personale»; «nelle discussioni virtuali non devono essere modificati o eliminati gli interventi precedenti espressi da altri soggetti anche se non conformi al vero, ovvero in contrasto con la linea aziendale, ed è necessario comportarsi in modo trasparente qualora siano revisionate in qualsiasi modo informazioni presenti on line»; «non devono essere menzionati nominativi di dipendenti, clienti, partner o fornitori». Chi sgarra, è l'ammonimento, può subire conseguenze «sul piano giuridico per violazione di norme di legge, nonché, ricorrendone i presupposti, anche sul piano disciplinare».

NIENTE INDAGINI - E l'azienda? L'Enel, da parte sua, si impegna a escludere «qualsiasi utilizzo dei social network per verificare o completare le informazioni fornite dai candidati all'assunzione o per qualsiasi indagine sulle idee, preferenze, gusti personali e vita privata dei collaboratori». La promessa, in altre parole, è che nessuno "integrerà" i curriculum del personale utilizzando i vari "aggiornamenti di stato" pubblicati su Facebook.


G. Ant., 23 novembre 2009