sabato 12 dicembre 2009

"Che c'è di nuovo?" Twitter parla italiano




Il sito di social network da oggi supporta anche la nostra lingua. E per festeggiare organizza un pizza party


Anche la lingua di Dante sbarca sul sito di microblogging più famoso al mondo: da qualche ora Twitter supporta anche l'italiano, che va ad aggiungersi a inglese, giapponese, spagnolo e francese.


L'interfaccia diventa in italiano, la frase "What's happening?" diventa "Che c'è di nuovo?" mentre non cambiano i termini following e follower, ormai troppo indicativi degli amici di tweet per essere tradotti.


La novità è stata annunciata sul blog ufficiale di Twitter, con un post dal titolo Ed ecco l'italiano: "Siamo emozionati - si legge - perché oggi con il lancio della versione italiana del nostro sito diventiamo ancora di più una piattaforma di comunicazione globale. Come sempre, desideriamo ringraziare tutti i traduttori che hanno partecipato al progetto e che ci hanno mostrato la loro bravura".


E sempre Twitter lancia un pizza party per l'evento: "E quale modo migliore di festeggiare il lancio di Twitter in Italia? Un bel Tweetup a base di pizza, amici e tweet. I nostri amici di @pizzatwit saranno felici di organizzare un pizza party e se volete incontrare un sacco di nuovi amici e twittare tutta notte, vi consigliamo di seguire il loro account e di aiutarli ad organizzare uno dei loro famosi Twitter Pizza Party!".


Come mettere Twitter in italiano? Basta andare su Settings, e nella prima pagina (in fondo) scegliere Italiano dal menu a tendini.


Kataweb - ITech, 11 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

Caravaggio, spunta un autoritratto. È riflesso nella caraffa del «Bacco»


Nel 2010 si festeggia il quarto centenario della morte del pittore
Un'indagine con strumenti all'avanguardia ha riportato alla luce una figura nascosta da una vernice e dal tempo
MILANO - Caravaggio riesce a far parlare di sé a quattro secoli di distanza. E a stupire. Nel ritratto del giovane Bacco, realizzato nel 1596-7 e conservato agli Uffizi, c'è una caraffa a destra del ragazzo. Nel vetro si intravede - e questa era cosa nota - una figura umana in posizione eretta con un braccio sporgente in avanti. Sono chiaramente distinguibili i lineamenti del volto, in particolare il naso e gli occhi, e il colletto. Una presenza misteriosa che - grazie a uno studio realizzato in occasione delle celebrazioni per il quadricentenario della morte, nel 2010 - potrebbe essere finalmente svelata.

LA SCOPERTA - Sarebbe, secondo gli studiosi, un autoritratto del pittore. La scoperta sarà illustrata dal Comitato per il IV centenario, in occasione della presentazione del libro «Nuove scoperte sul Caravaggio» edito dalla Fondazione Roberto Longhi. Da tenpo si pensava che il volto di Michelangiolo Merisi fosse "nascosto" nel dipinto, ma nessuno l'aveva mai documentato. Poi l'intuizione, durante l'analisi condotta da Art-Test con strumenti all'avanguardia nel mondo: la ricercatrice Roberta Lapucci ha percepito «la presenza di una testina e di un cavalletto o di una tela di scorcio, nella caraffa». «A seguito del completamento della elaborazione delle immagini acquisite in riflettografia multispettrale - spiegano gli esperti - è ora disponibile una chiara immagine di quanto il pittore vi aveva dipinto. Sembra proprio di vedere un giovanissimo Caravaggio (all'epoca aveva 25 anni, ndr), che crea con il pennello in mano».

IL PRECEDENTE - Già nel 1922, durante una pulitura della tela, lo storico dell'arte Matteo Marangoni disse di aver visto, riflessa nella brocca di vetro, una testina simile al «Fruttaiolo» o al «Bacco Borghese», che volle ricollegare alla fisionomia dello stesso Caravaggio: «grandi orbite oculari, naso a base larga e un po' camusa, labbra carnose e semi aperte». Oggi - spiegano gli studiosi - risulta impossibile ritrovarlo: si intravedono solo un casco di capelli neri, un accenno di volto, un tocco di bianco per il colletto. La zona della brocca, come risulta dall'analisi della fluorescenza UV, è interessata da estesi restauri, ma questi non si sovrappongono completamente alla figura. Quello che ha nascosto la sagoma dell'autoritratto, finora, è probabilmente una vernice data su tutte le aree scure del dipinto, durante un vecchio intervento. Ora la svolta: uno degli enigmi che Caravaggio ha regalato ai posteri potrebbe quindi aver trovato una soluzione.
Corriere della Sera.it, 10 dicembre 2009

Pendolari, odissea quotidiana: un treno su tre arriva in ritardo

A Milano e a Roma a ritardare è un convoglio su due. E' il risultato di Pendolaria 2009, l'indagine svolta da Legambiente in 13 stazioni. I ritardi città per città e i racconti dei passeggeri

Svegliarsi all'alba per andare a lavorare in un'altra città non è piacevole. Se per raggiungere il posto di lavoro bisogna anche sopportare ritardi e viaggiare in scarse condizioni igieniche, ai pendolari italiani bisognerebbe davvero consegnare un premio per la pazienza. Legambiente ha presentato i risultati di Pendolaria 2009, la campagna annuale dedicata alla condizione dei trasporti locali. Un treno su tre arriva in ritardo; a Milano Centrale la percentuale tocca il 57% e a Roma il 54%. Nelle due metropoli italiane, dove ogni mattina si riversano migliaia di lavoratori dagli hinterland, oltre la metà dei convogli arriva a destinazione con più di 5 minuti di ritardo. I cinque minuti rappresentano la soglia considerata “accettabile” dalla Carta dei Servizi firmata anche dalle associazioni dei consumatori.

Prendendo in considerazione i ritardi accumulati, la media nazionale è di 11 minuti. Messina è bandiera nera con 16 minuti, seguita da Salerno e Genova Principe con un quarto d'ora di ritardo di media. A Genova Principe, però, solo il 18% dei treni pendolari arriva oltre 5 minuti dopo l'orario stabilito. Un ottima percentuale, se paragonata a Roma e Milano. (Guarda la tabella: i ritardi città per città).

L'associazione ambientalista ha interpretato i risultati con la necessità di nuovi investimenti sul trasporto pendolare. “Bisogna spostare le priorità d'investimento dalla strada alla ferrovia - ha detto Edoardo Zanchini, responsabile trasporti di Legambiente - ma ad oggi solo il 30% dei finanziamenti della Legge Obiettivo è destinato a Tav, ferrovie e metropolitane. Il restante 70% è per strade e autostrade”.

Dati contestati. Le statistiche di Pendolaria sono il risultato di un monitoraggio durato cinque giorni – dal 23 al 27 novembre – in 13 stazioni di 11 città capoluogo di provincia per un totale di 1216 treni monitorati. La fascia oraria di osservazione è stata quella tra le 7 e le 9 del mattino, quando i lavoratori si mettono in viaggio verso le città.

Secondo Trenitalia, però, i dati non sono attendibili. Sia per “la scarsa quantità dei convogli assunti a campione” sia per i “metodi di rilevamento non scientifici”. Secondo la compagnia ferroviaria, i dati più affidabili sono quelli forniti da Trenitalia stessa alle singole Regioni, “attraverso sistemi certificati da organismi esterni, verificabili e consultabili in qualsiasi momento”, come si legge sul comunicato diramato poche ore dopo la presentazione del dossier Pendolaria.

Il premio Caronte. La campagna di Legambiente si è basata anche su testimonianze dirette di pendolari che hanno raccontato la loro avventura quotidiana per raggiungere il posto di lavoro. In omaggio al traghettatore dell'inferno della Divina Commedia di Dante, il “Premio Caronte” viene assegnato, regione per regione, alla tratta che più severamente “castiga” i pendolari.

Abbiamo avuto accesso ai racconti dei pendolari del Lazio, della Liguria e della Sicilia. Lazio.

La linea FR8, meglio conosciuta come Nettuno-Roma, si è aggiudicata l'inglorioso premio per il secondo anno consecutivo. Ma anche i racconti di chi viaggia sulla Tivoli-Roma Tiburtina sono significativi: “Ho preso il treno quando era ancora buio. Mano a mano si è fatto giorno ma io non me ne sono accorto, tante erano le scritte verniciate all'esterno del mio finestrino – scrive un pendolare – e non posso neanche andare al bagno perché nessuno è agibile. E per sapere quando devo scendere vado a memoria: non esiste un servizio di annunci né vocali né tramite display”.

I viaggiatori abituali della Velletri- Roma Termini si sono così rassegnati ad avere carrozze sporche da essersi attrezzati da soli: c'è chi porta sempre con sé un telo pulito per non stare a contatto con i sedili, chi si sostituisce al servizio di pulizia portandosi a casa il poggiatesta di Trenitalia per metterlo in lavatrice almeno una volta a settimana.

Sicilia. Le stazioni di provincia, quelle neanche sfiorate dagli Eurostar, sono generalmente le più degradate. Soprattutto in Sicilia, a giudicare dalle segnalazioni giunte a Legambiente. A Milazzo, ad esempio, i display della stazione sono tutti spenti. Bisogna essere frequentatori abituali per sapere da che binario e a che ora partirà il proprio treno. Per ottenere qualsiasi informazione bisogna rivolgersi alla biglietteria, quando è aperta.

Lungo la tratta Barcellona Pozzo di Gotto – Capo d'Orlando le stazioni sembrano abbandonate da anni. Ecco cosa racconta un viaggiatore abituale di questa linea: “Di notte, i pochi bar rimasti possono essere assaltati, anche se ci sono gli impianti di videosorveglianza. I bagni sono stati eliminati da tempo. Le biglietterie, dove sono rimaste, fanno servizio a giorni”. I due comuni distano solo 50 chilometri ma metà percorso è a binario unico, con tutte le attese e le precedenze che questo comporta. A volte l'attesa di un altro treno può durare oltre 20 minuti.

Quando finalmente si aprono le porte del treno, per tanti pendolari l'Odissea non è ancora finita. A Capo d'Orlando, infatti, la stazione degli autobus è stata spostata a quasi un chilometro di distanza rispetto a quella ferroviaria. “Chi scende dal treno – scrivono i testimoni - deve prendere il taxi oppure farsi una scarpinata con i bagagli per prendere l’autobus che collega con i centri vicini”.

Genova. Nel capoluogo ligure è la Voltri-Brignole a vincere il Premio Caronte: nel giorno di osservazione il treno ha accumulato 18 minuti di ritardo in una tratta da 38 minuti. La velocità media è degna dei viaggi dell'Ottocento: 18 chilometri orari.

A giudicare dal racconto di un pendolare abituale, neanche sulla tratta Recco- Genova Brignole si viaggia troppo bene. “Per chi volesse raggiungere il bagno, molto meglio che posticipi le proprie necessità al bar più vicino! Tutti i vagoni hanno un bagno, il primo ne ha uno teoricamente accessibile ai disabili; peccato che il sistema pneumatico della porta d’accesso non funzioni e che la porta non si possa chiudere”. Nei bagni dove la porta si chiude, però, i problemi sono altri: “C'è l'acqua ma non la carta igienica. Le condizioni sono nella media, ossia mediamente sporchi e con un forte odore di urina. Due hanno lo scarico rotto di modo che questo risulta sempre aperto anziché aprirsi solo al momento dello scarico”.


Federico Formica, Kataweb.it - Consumi, 10 dicembre 2009
sitografia: http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2009/12/10/pendolari-odissea-quotidiana-un-treno-su-tre-arriva-in-ritardo/

In azienda si parla l'Itanglese

Uno studio della Agostini Associati sull'utilizzo dei termini inglesi
Nelle comunicazioni delle imprese è aumentato del 773% in nove anni

Fanno brainstorming in conference call e informano i partner della loro mission durante meeting appositi: nelle aziende del Belpaese si parla sempre meno italiano e sempre più inglese. O meglio, una lingua 'mista' nella quale, rispetto all'italiano, crescono l'utilizzo di termini anglosassoni e un nuovo vocabolario professionale. La società Agostini Associati, leader nel settore delle traduzioni e dell'interpretariato, ha condotto una ricerca circa "l'Itanglese" e il risultato è stato sorprendente: dal 2000 ad oggi il numero di parole inglesi confluite nella lingua scritta delle imprese è aumentato del 773%. Vale a dire che su un campione di 58 milioni di parole prodotte da circa 200 aziende italiane, la scelta di optare per la parola inglese anziché per quella italiana è cresciuta esponenzialmente. Il motivo? L'inglese resta la lingua più usata nel settore degli affari e in ambito economico e la globalizzazione ha spinto le imprese italiani ad adeguarsi per affrontare i nuovi mercati. Dallo studio emerge che nel linguaggio commerciale i primi tre termini inglesi più utilizzati nelle aziende sono: look, business, fashion. Seguiti poi da performance, competitor, annual report, mission; e ancora: buyer, brand, switch. La graduatoria è contenuta in una tabella stilata analizzando documenti tradotti nell'anno 2000, paragonati a quelli tradotti nel 2008, sempre di tipologia istituzionale. Risultato: nelle documentazioni o nelle presentazioni aziendali - di marketing soprattutto - il peso e la densità dei termini anglosassoni arriva anche al 35% del totale.

Agli operatori italiani l'Itanglese piace. Per il 29% degli intervistati dalla Agostini Associati (che ha curato l'indagine oltre alla ricerca), è un fenomeno positivo che vuol dire modernità. Il 25% la ritiene un'usanza fastidiosa, mentre un ristrettissimo 9% giudica la tendenza "eccessiva" e afferma di avere difficoltà a capire chi abusa dei termini inglesi. Ormai, però, nelle aziende è diventata prassi corrente chiamare human resources il personale, mentre i concorrenti sono diventati competitor e l'analisi comparata da svolgere sarà, per farsi capire, un benchmarking. Chi parla ancora solo in italiano, insomma, rischia il flop dell'incomunicabilità: oggi per farsi capire in azienda bisogna esprimersi in Itanglese.

Aida Antonelli, Repubblica.it, 9 dicembre 2009
sitografia: http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/itanglese/itanglese/itanglese.html

mercoledì 9 dicembre 2009

Ecco l'Alfa Romeo "Giulietta" in versione model year 2009


Cento anni sono un bel compleanno e un'auto come la Giulietta, così seducente nelle forme e dal nome tanto evocativo, è un gran bel modo di festeggiarlo. Eppure il centenario dell'Alfa Romeo è un compleanno pieno di contraddizioni e di tensioni. E pensare che a cento anni si dovrebbe aver raggiunto più che la maturità, la saggezza. Invece, l'Alfa è un vegliardo che sembra non aver ancora deciso che cosa farà da grande.
La Giulietta, dalle prime immagini ufficiali, è davvero bella (e i primi commenti dei navigatori lo confermano), aggraziata e proporzionata nelle forme, che sprigionano tutta l'agilità, lo slancio, il dinamismo di una vera Alfa, ma con un'eleganza e una misura tutte italiane. Frutto di lunghi ripensamenti, di revisioni nello stile, nell'impostazione meccanica e da ultimo - nelle convulse ore che hanno preceduto il comunicato stampa del 2 dicembre - persino nel nome, eccola finalmente l'auto che manderà in pensione la 147 e che potrebbe rappresentare la rinascita dell'Alfa a una nuova vita da spendere a cavallo dell'Oceano Atlantico, un po' in Europa e un po' in quel Nordamerica dove esistono ancora numerosi fan club del marchio con il Biscione.
Eppure dietro la facciata scintillante, i lustrini e i riflettori che s'accenderanno sulla Giulietta in marzo al Salone di Ginevra, si cela una realtà contraddittoria che vede l'Alfa rescindere definitivamente i legami con la sua città natale, Milano, e che - secondo quanto riporta il periodico specializzato "Automotive News" - ha visto il numero uno della Fiat, Sergio Marchionne - indispettito delle continue perdite della divisione - ipotizzare il congelamento di qualsiasi investimento in nuovi prodotti Alfa dopo la Giulietta.
Forse quello di Marchionne è soltanto un avvertimento, per dire: per l'Alfa questo è davvero l'ultimo appello. Ad "Automotive News" ha confidato di credere molto in quest'auto, che - assieme alla MiTo - "darà un apporto fondamentale per far progredire il Dna e la qualità del marchio". E, almeno sulla carta, la nuova macchina i numeri li ha tutti. La Giulietta, più lunga della 147 di 13 cm, e più larga di 7, poggia su un pianale che si può definire nuovo, per quanto derivi da quello della Bravo. La meccanica infatti è stata profondamente rivista e l'intervento più rilevante riguarda le sospensioni posteriori che, secondo le nostre fonti, dovrebbero essere a bracci multipli, con uno schema abbastanza simile a quello della Mini.
Davanti, è vero, dà l'addio ai quadrilateri che tanta parte hanno nella guidabilità della 147. In compenso, però, nel cofano vanterà motori modernissimi, efficienti, brillanti: al lancio ci saranno due benzina 1.4 turbo, uno da 120 CV e l'altro, con tecnologia Multiair, da 170 CV; e due turbodiesel, 1.6 da 105 CV e 2.0 da 170. Ma poiché il nome Giulietta evoca subito sportività, in seguito arriverà il 1750 turbo a iniezione diretta di benzina da 235 CV abbinato all'esclusivo allestimento Quadrifoglio Verde.
Su tutte le versioni, il differenziale elettronico Q2 e il manettino Dna, come sulla MiTo, per selezionare differenti risposte di motore e sospensioni in relazione allo stile di guida che si desidera. Anche gli interni rappresenteranno una svolta, con una plancia a sviluppo orizzontale dalle linee più pulite ed essenziali di quella della 147.
Quanto al nome, si sa che è stato cambiato all'ultimo momento, poiché Milano, quello in origine stabilito, è parso inopportuno nel momento in cui la Fiat si trova sotto un fuoco incrociato a causa della decisione di abbandonare definitivamente il territorio vicino al capoluogo lombardo, con il trasferimento a Torino di quel che restava ad Arese. E non si tratta di circa trecento lavoratori, come si è letto nelle settimane scorse, ma di circa cinquecento, se si considera oltre al Centro stile e alla Progettazione, anche la divisione Powertrain e vari laboratori, e sempre che non venga trasferito anche il call center, che da solo dà lavoro a quasi 500 persone.
Una ferita non soltanto sociale, ma anche emotiva, se le radici di un marchio contano ancora qualcosa. No, non si poteva proprio usare Milano, sarebbe suonata come una beffa. Per fortuna la storia dell'Alfa è così ricca che bastava pescare a occhi bendati per trovare una carta di sicuro effetto. Ed ecco la magica Giulietta. Ma tra poco nomi e blasoni non basteranno più: serviranno soldi e strategie chiare.
Roberto Lo Vecchio, Quattroruote.it, 2 dicembre 2009

Google in tempo reale con Facebook e Twitter



Ora pesca le informazioni anche da questi social network, aggiornati al secondo. Anche le news che gli utenti veicolano nelle loro pagine. Ecco come


IL WEB è sempre più la trasmissione in diretta di quello che accade nel mondo. E Google, l'azienda più in vista di internet da quando la rete è diventata di massa, non poteva lasciarsi scappare questa rotazione costante di eventi, per proporre la sua (ennesima) rivoluzione. Stavolta, l'idea di Google si chiama "tempo reale". Dopo aver annunciato, qualche tempo fa, degli accordi con i popolari social network Twitter e Facebook, è adesso possibile vedere una prima implementazione di quegli accordi. In buona sostanza adesso Google è in grado di cercare e pescare informazioni anche da questi social network, aggiornati al secondo, e restituire risultati di ricerca sulle informazioni in tempo reale. Un passo oltre Google News, il sistema di indicizzazione delle notizie che ha scosso il mondo dell'informazione ufficiale al punto di ricercare un accordo economico per l'utilizzazione delle notizie. In questo modo Google le notizie le avrà ugualmente, passando da chi queste informazioni le utilizza e le diffonde, ovvero l'utente-lettore-blogger finale. Il nuovo sistema funziona in maniera semplice. Per vedere gli aggiornamenti in tempo reale su un argomento (ma il servizio non è ancora aperto a tutti) è sufficiente connettersi con Google.com e selezionare "Latest" dalla scheda "Show options". Digitando la propria stringa di ricerca, Google andrà a ravanare in tutti i principali network sociali, Facebook e Friendfeed, Myspace, Twitter, il suo Orkut e i blog, presumibilmente per ora quelli ospitati su piattaforme condivise come Wordpress. com e Blogger. Google dichiara che a questi nuovi ritmi, il motore di ricerca indicizza circa un miliardo di nuovi record al giorno.


Nella nuova guerra dei "search engine", nello specifico quella che adesso vede Google contro l'ottimo Bing di Microsoft, questa mossa della grande G è uno "Shock and Awe" ben riuscito. C'è chi pensa che stavolta, il rischio sia che la complessità del mondo, e quindi del web, possa essere schiacciata in un enorme report in tempo reale di quello a cui pensa il pianeta. Certo è che il volume delle informazioni è da adesso assimilabile al dettaglio. Forse non ancora alla precisione e all'autorevolezza. Ma questo per fortuna è ancora un compito riservato al motore di ricerca del cervello dell'utente.

Tiziano Toniutti, Repubblica.it, 8 dicembre 2009

Lingoes, il traduttore multilingue


Un traduttore multilingue che funziona online e offline. Pensato per Windows ha anche una versione portatile. Traduce testi e vocaboli al passaggio del mouse e sa anche parlare
Un traduttore multilingue che funziona online e offline. Pensato per Windows ha anche una versione portatile. Traduce testi e vocaboli al passaggio del mouse e sa anche parlare ------- Dizionario e traduttore sempre a portata di mouse? La risposta per voi potrebbe essere Lingoes un'applicazione gratuita per Windows che traduce in oltre 60 lingue, compreso l'italiano.Potrete scaricarlo qui (http://www.lingoes.net/en/translator/download.htm ) scegliendo tra la versione per il download (4.80-5.27 Mb) e quella portatile che non richiede installazione e che può essere salvata comodamente su una pen drive.
Il dizionario online e offline
Una volta lanciata l'applicazione, per tradurre le parole avete a disposizione una serie di servizi, che funzionano anche se non siete connessi a internet. Ecco i traduttori disponibili: Google Translate, Yahoo Translation, Yahoo BabelFish, Click2 Translate, Cross Language, Baidu Translation, Excite Japan, KODENSHA, Excite Japan, SYSTRAN, Reverso Translation, Huajian Translation, LEC Translation, LingvoBit, Youado Translation. Da "Scarica da Lingoes" potrete scaricarne gratuitamente degli altri. Ogni dizionario può essere gestito da una singola interfaccia. Se avete optato per la versione portatile tenete presente che ogni dizionario installato richiederà spazio, assicuratevi di averne a sufficienza all'interno della penna usb.
Traduttore instantaneo
Lingoes permette di impostare una traduzione automatica al passaggio del mouse, un serivizio utile e veloce, soprattutto se siete alle prese con una lingua che non padroneggiate. Funziona sia sui documenti di testo che sulle pagine web.Per decidere come attivare questo tipo di traduzione: dal menù principale cliccate su Configurazione, in Generale impostate la lingua che preferite come Interfaccia Utente. A questo punto andate su Cattura Testo e scegliete sia la modalità di attivazione con mouse sia il tasto da tenere premuto (Ctrl, Shift, Alt). Di default il servizio si attiverà cliccando il tasto destro del mouse e Ctrl.
Traduttore di testi
Dal menu principale andate su Traduzione Testo, digitate il vocabolo, scegliete il traduttore che preferite, selezionate le lingue di "ingresso" e "uscita" e cliccate su Traduci. La traduzione è veloce.Stesso procedimento per testi più lunghi. Ovviamente aspettatevi traduzioni meccaniche...
Speaking Sam
Lingoes utilizza il Microsoft Sam installato per default in Windows per dare voce al testo. Offre una pronuncia in tempo reale durante la selezione o la ricerca di un termine.Dal menù Configurazione potete impostare volume, tono e velocità. Potrete inoltre scaricare il pacchetto "Voce Naturale".
Wikipedia integrata
E' possibile integrare anche le voci di Wikipedia all'interno di Lingoes, per avere l'enciclopedia online sempre a portata di mano anche quando non si è connessi a internet. Per ora è disponibile solo la versione inglese e pesa 257.48 Mb.
Appendici
Lingoes offre anche una serie di appendici: Convertitore di valute, calcoli di fuso orario, prefissi internazionali e pesi, convertitore di misure, calcolatrice. E' possibile allungare l'elenco installandone di nuove.
Katia Ancona, Kataweb - ITech, 2 dicembre 2009