martedì 3 novembre 2009

Pinocchio

"Pinocchio è il bellissimo manifesto dell'eternamente bambini, nel senso che i bambini non esistono, sono pretesti, passaggi necessari per diventare adulti.
Alla fine, cosa rimane dunque? Solo la felicità del lettore. Purchè lo si legga però, e non ci si lasci fuorviare dalle traduzioni teatrali, dalle ricerche del senso e del messaggio, dai film, quello di Walt Disney, o quello di Comencini con Manfredi, o quello di Benigni. Pinocchio è il piacere e la grazia della letteratura.
I film danno altri piaceri, quando sono piaceri, ma nessuno di essi per quanto bello e riuscito, sarà mai capolavoro come lo è il romanzo di Collodi.
Perciò Pinocchio va restituito alla sua dimensione che è la scrittura fantastica, la scrittura come tecnica della fantasia. Tanto più che chi ha letto Pinocchio non può fare a meno di rileggerlo. Ed è solo rileggendolo, e rileggendolo ancora, che viene fuori quello che tutti sentiamo ma non osiamo dire, la verità che si è liberata del pudore: l'Italia deve chiedere scusa a Pinocchio. Lo deve risarcire."

Francesco Merlo, Prefazione, in Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Corriere della Sera - I Grandi Romanzi, RCS Libri SpA, 2002, p. 10.

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