domenica 8 novembre 2009

Tennis, l'Italia vince la Federation Cup 2009


Pennetta non trema, Fed Cup all'Italia

La brindisina supera Melanie Oudin per 7-5 6-2, per le azzurre di Barazzutti è il 3-0 decisivo sugli Usa. Bissato il trionfo del 2006. E alla fine arriva anche il successo nell'ultimo doppio

REGGIO CALABRIA - E' un lungolinea di rovescio a mettere il sigillo azzurro sulla FedCup. A tirarlo, prima di cadere sui ginocchi guardando al cielo, è Flavia Pennetta (27 anni, undicesima della classifica Wta), che in due set batte la più forte del baby team Usa, Melanie Oudin (18 anni, 49 nel ranking), capace due mesi fa di arrivare ai quarti di finale dello slam di Flushing Meadows. Nei tre singolari giocati tra ieri e oggi a Reggio Calabria, le due italiane più forti, Flavia e Francesca Schiavone (29 anni, numero 16), non hanno lasciato nemmeno un set alle americane.

Eppure lo scontro decisivo non è una passeggiata, anzi. La nostra numero 1 fatica ad aver ragione della ragazzina di Marietta, Georgia. Per lunga parte della prima partita la Oudin tiene la brindisina fuori dal campo, quasi che il terreno pesante del CT Rocco Polimeni - micidiale combinazione tra la troppa polvere rossa e la generosa pioggia degli ultimi giorni - sia un handicap più per l'azzurra che per l'avversaria, cresciuta sul veloce. Più volte il capitano Corrado Barazzutti la incita a stare un metro più avanti, la stessa Flavia si ripete "... spingi, spingi". Quando ci riesce, per Mel c'è poco da fare. Finisce 7-5.

Il secondo set, con Flavia che appare più tranquilla e sicura di sé, scivola via rapidamente, con un 6-2 eloquente. Poi è il trionfo, mentre gli altoparlanti sparano a palla "'O surdato nnamurato". Inutile, come da regolamento, il quarto singolare, che avrebbe rivisto scendere in campo la Schiavone. Si disputa invece, senza alcun interesse di classifica, il doppio, con Sara Errani e Roberta Vinci che non ci stanno a sfigurare nei confronti delle loro "capitane" e alla fine - seppur perdendo il primo set della due giorni - portano a casa il quarto punto. Finisce 4-6 6-3 12-10, e quattro a zero.

E' un nuovo grande successo dello sport femminile italiano. E' vero, i puristi del tennis già prima dell'incontro di Reggio storcevano il naso: "Senza le Williams che finale è?". Ma le assenti hanno sempre torto e forse le nostre ragazze, entrambe in grandissima forma, avrebbero dato del filo da torcere anche alle due sorelle. Sta di fatto che Oudin, Glatch e le altre giovanissime guidate da Marie Joe Fernandez erano arrivate in finale mettendo sotto l'Argentina e la Repubblica Ceca, due nazionali di peso. E che nei nove precedenti duelli in FedCup mai l'Italia aveva battuto le statunitensi.

Non è solo una vittoria del cuore. Il tennis femminile italiano è, nel complesso, davvero tra i più forti del mondo, forse secondo solo a quello russo. Vincere la FedCup due volte in quattro anni e disputare a Mosca (2007) una finale "chiusa" con le russe, appunto, non può essere un caso. Dietro ci sono passione e tanto lavoro. Inoltre, Pennetta e Schiavone hanno le qualità e l'esperienza per combattere alla pari con qualsiasi delle prime venti del ranking Wta. Negli slam non sono ancora arrivate nelle prime quattro - non succede dal 1955, quando Silvana Lazzarino ci riuscì a Parigi - ma forse il 2010 potrebbe essere l'anno buono.

A fare la differenza rispetto al tennis maschile sono la determinazione e l'umiltà delle atlete azzurre. Non si sentono delle fuoriclasse perché i media le cercano e gli sponsor scuciono qualche quattrino. Lavorano in silenzio, non cercano scuse, ascoltano i consigli di ex campioni che parlano di tennis con qualche cognizione di causa, come Corrado Barazzutti. Che ha commentato così la vittoria: "Queste ragazze meritano un monumento. Hanno riscritto la storia del tennis italiano. Credo che sia una delle squadre più forti in assoluto dello sport italiano. Lasceranno un libro con scritte cose meravigliose". Infatti, è un successo - prolungato nel tempo - basato su un forte spirito di squadra. A vederle allenarsi insieme - Flavia, Francesca, Mara, Roberta e Sara -, scherzare davanti ai giornalisti, correre dal capitano e dalle compagne per abbracciarsi dopo ogni vittoria si capisce che non sono affatto improbabili altre giornate di gioia come quelle di Reggio Calabria.

Infine, un plauso alla scelta di far disputare la finale in una città solitamente esclusa dai grandi eventi sportivi. I reggini l'hanno capito e hanno dato alla squadra azzurra un appoggio tanto caloroso quanto corretto.

la Repubblica.it, 8 novembre 2009

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